|
|
|
 |
|
-
Pinerolo e la motocicletta |
-
Vittime del terrorismo |
|
-
Recupero del patrimonio edilizio rurale |
-
Salmi e inni Valdesi |
|
-
Contratti preliminari immobiliari |
-
Tranvia di Pinerolo |
|
-
Meglio i punti sulla patente che quelli... di sutura |
-
Autocertificazione |
|
-
La garanzia
del pluralismo e dell'imparzialità dell'informazione |
-
Privacy |
|
-
Le
vetturette a motore |
-
Per
non finire in cattive acque |
|
-
Passi carrabili |
-
Ferie
sacre |
-
Norme
per il recupero dei
sottotetti |
-
Uffa! Parliamo degnamente |
|
-
Successione |
-
Fotocamere digitali |
|
-
Old
fashion |
-
Euro 1,2,3,4 |
|
|
|
|
|
Pinerolo
e la motocicletta
L’antica
passione per le moto del popolo pinerolese |
|
Pinerolo e la
motocicletta, un feeling sbocciato con la nascita di questo mezzo
motorizzato. Risale infatti ai primi anni del secolo scorso e per
l’esattezza al 1913, la costruzione di un mezzo motoristico, poco
più di una bicicletta a motore, in una fabbrica artigianale della
nostra città in via Saluzzo, la “moto Romero di Giovanni Romero”, al
quale seguirono poi una serie di nuovi modelli, sempre più avanzati
come tecnica, fin verso il 1932.
Ma nel contempo questa passione aveva contagiato i fratelli Martina,
principalmente Pasquale e Cesare, che con la loro officina,
anch’essa nel centro di Pinerolo, in via Sommeiller, nel 1924
diedero vita ad un primo modello al quale ne seguirono altri sino
all’inizio della guerra. La guerra appunto diede il colpo di grazia
alle speranze costruttive dei pinerolesi, ma al termine della stessa
inizia un periodo altrettanto valido, quello delle competizioni e
dell’agonismo.
Siamo ai primi del 1946, tutto è da ricostruire, ma la passione dei
motori serve anche a mitigare paure, ansie, dolori, e la velocità,
intesa quasi come sfogo, impera con i suoi circuiti cittadini, le
gare di chilometro lanciato e le corse su pista.
E subito questa passione divide i pinerolesi affiliati in due
società nettamente contrapposte; ma se in certi campi questa
rivalità ha distrutto, nel nostro settore questa rivalità si è
trasferita in agonismo sportivo e con la organizzazione di gare
sempre più importanti ed avvincenti.
Se da una parte si vedeva crescere il famoso “Circuito dei viali”
fino ad assurgere alla massima categoria ed ai sidecar, dall’altra
ci si sfogava con il motocross, prima in Piazza d’Armi, poi a
Baldissero con gare che crescevano fino al livello massimo nel 1957
della “Coppa Europa” con piloti e moto cecoslovacchi, al tempo i
migliori in assoluto.
E se si chiude il ciclo della velocità cittadina, per noti ed
evidenti pericoli, ecco comparire il trial, uno sport nato a
Pinerolo nel 1962 e cresciuto nel tempo tanto da essere ancora
attuale oggi, con l’unica società sopravvissuta nel tempo, il
Gentlemen’s – Pinerolo che ha visto nello scorso mese di settembre
raggiungere l’apice della organizzazione con la più importante gara
a livello mondiale, il Trial delle Nazioni, campionato del mondo a
squadre nazionali femminile e maschile in prova unica. |
|
Ferruccio Garis
|
|
Recupero
del patrimonio edilizio rurale |
|
La riscoperta del mondo rurale, che ha la sua più nota e
diffusa espressione nel fenomeno dell’agriturismo, compie in
Piemonte un nuovo passo, coniugandosi con le linee della
programmazione urbanistica e di tutela del suolo raccolte nella
recente legge regionale n.9 del 29.4.2003.
Lo spirito della norma, come reso noto dall’Assessorato
all’Urbanistica piemontese, è analogo a quello che aveva già
ispirato altri provvedimenti precedenti, come la legge sul recupero
dei sottotetti: risparmio del suolo ed introiti per le casse
comunali sono le utilità pubbliche, mentre il privato ottiene nuove
superfici residenziali anche in deroga alle prescrizioni degli
strumenti urbanistici (destinazioni d’uso, indici o parametri
urbanistici), sempre fatti salvi i diritti dei terzi.
Per poter beneficiare della legge regionale 9/03 occorre che i
rustici oggetto di recupero siano stati realizzati entro il 1
settembre 1973, e che gli stessi siano utilizzati a servizio
dell’attività agricola o per funzioni accessorie alla residenza, con
esclusione delle opere abusive e dei capannoni agricoli con
strutture prefabbricate o in cemento armato.
Lo scopo di valorizzare il patrimonio edilizio rurale, e quindi di
evitare lo sviluppo di nuovi impianti edilizi a favore del recupero
di quelli esistenti, viene incentivato anche con la previsione di
uno sgravio, pari al 70%, degli oneri di urbanizzazione qualora
l’intervento di recupero costituisca un ampliamento dell’unità
immobiliare preesistente.
L’intervento, assoggettato al rilascio del permesso di costruire
(che sostituisce, nella normativa vigente, la concessione edilizia),
dovrà rispettare le altezze di colmo e di gronda e le linee di
pendenza delle falde dei tetti e non potrà consistere nella
demolizione e successiva ricostruzione del fabbricato.
|
|
Mauro Bruno
|
|
Contratti preliminari
immobiliari |
|
Nelle compravendite immobiliari, un momento importante
della transazione è rappresentato dal contratto preliminare (nel
linguaggio comune è detto, impropriamente, “compromesso”). Per il
Codice Civile, esso è nullo se non è stipulato nella stessa forma
del contratto definitivo, quindi l’impegno orale a concludere la
compravendita di una casa non vale nulla.
In buona parte dei casi ci si rivolge ad agenzie abilitate a
svolgere un ruolo di intermediazione (controfirmando un modulo di
proposta già predisposto); altre volte si ricorre all’assistenza di
uno specialista, di solito un notaio, in genere quando si sceglie la
trattativa diretta o qualora l’eventuale intermediario non sia un
mediatore ufficiale. Se poi è prevedibile un lungo intervallo di
tempo per arrivare al rogito, è buona norma prudenziale far
trascrivere il preliminare nei pubblici registri (per esempio
un’impresa edile che venda appartamenti ancora “sulla carta”, cioè
in corso d’opera, potrebbe nel frattempo fallire, con le
immaginabili complicazioni a seguire).
Quasi sempre i contratti preliminari non vengono trascritti, per
evitare l’aggravio di spese (imposta di registro) o anche per non
dover dichiarare l’intero prezzo dell’immobile. Eppure, se la
transazione è già determinata in tutti i particolari, ci si trova in
realtà di fronte ad un “definitivo” (anche se ancora in mancanza di
rogito notarile), e non ad un preliminare, e ciò può avere
conseguenze pratiche. Infatti, se un firmatario del preliminare
rifiuta poi di stipulare l’atto notarile, l’altra parte può chiedere
la risoluzione del contratto con relativo risarcimento del danno;
oppure può ottenere, facendo causa, una sentenza che produrrà gli
stessi effetti del contratto definitivo non concluso.
|
|
FRAM
|
|
Meglio
i punti sulla patente che quelli... di sutura |
|
Il 2003 sarà ricordato dagli italiani per l’immissione
della patente a punti, un susseguirsi di notizie che venivano
smentite il giorno dopo, un sacco di voci che circolavano inventate
da chissà chi, insomma un gran caos.
Ma in pratica, cosa è cambiato al codice della strada? Ben poco, se
non, ovviamente, i punti.
Si pensa che d’ora in poi bisognerà allacciare le cinture di
sicurezza anche nei sedili posteriori. E’ vero, ma sono già parecchi
anni che vale questa regola. Una cosa che invece ha fatto discutere
è stato chi avrebbe pagato (in punti) per tali cinture. Verrebbe da
dire che ognuno debba pagare per le sue, ma questo vale solo per i
trasportati maggiorenni, infatti il conducente perde 5 punti ed in
più si prende la multa ed i trasportati maggiorenni si pagano la
multa (niente punti); i minorenni senza cinture fanno togliere
punti al conducente. Già, ma allora se sto portando con me quattro
ragazzi sotto i diciotto anni e nessuno di noi cinque allaccia la
cintura, vuol dire che me ne dovrò tornare a casa a piedi, senza la
mia amata patente di guida, pulita fino a quel momento, a
prendermi, fra l’altro, anche una bella ramanzina da mia moglie che
domenica voleva andare a fare un giro all’Ikea? Beh,
“fortunatamente” no, perchè se la somma delle infrazioni causate
superasse i venti punti, ma nessuna di queste comportasse il ritiro
immediato della patente (guida in stato di ebbrezza, sorpasso in
curva etc.), possono essere decurtati “solo” quindici punti.
Per i più indisciplinati, o vogliamo dire per i più disattenti alle
norme del codice, il legislatore ha pensato di creare dei corsi di
recupero(un po’ come le rimandature a settembre), per poter
riconquistare parte dei punti persi per strada. E questa è forse la
novità che ha fatto felice per lo meno i proprietari di scuole
guida, essendo tali corsi a pagamento. Ma attenzione! Non basta
iscriversi e pagare la “retta”, perchè i cosiddetti “corsi di
educazione stradale” comportano una frequenza obbligatoria. Per i
più corretti o comunque per chi si pente di essersi comportato come
un pirata in macchina, il nuovo codice della strada prevede anche la
possibilità di guadagnare qualche punto per buona condotta: chi ha
20 punti e non subisce sottrazioni per due anni può averne 2 di
bonus per ogni biennio, fino a raggiungere un massimo di 30 punti
sulla patente.
E’ utile ricordare che la precedenza ai pedoni va data sulle strisce
pedonali. Se a 100m indietro o avanti non ce ne sono, il codice
della strada permette ai pedoni di attraversare in quel punto, ma
non hanno la precedenza sulle macchine.
Si dice che questi punti siano virtuali, quindi come si potrà sapere
quanti ne abbiamo persi e quanti guadagnati? Al momento è in corso
l’istituzione dell’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida,
dopodichè si potrà verificare tramite Internet il proprio punteggio.
Una vera novità è l’obbligo dal 1° gennaio 2004 di tenere in
macchina un giubbotto riflettente. Già, ma a cosa serve veramente e
soprattutto, sono tutti uguali? La norma prevede che siano usati
quando si scende dall’auto in autostrada, ma uno non vale l’altro, è
bene controllare che nell’etichetta sia stampato il marchio CE di
omologazione.
Per il momento una sola cosa è certa: a pochi mesi dall’istituzione
del nuovo codice gli incidenti sono diminuiti sensibilmente,
soprattutto il numero di morti è calato. Sarà la presa di coscienza
sui rischi che corrono a non rispettare le norme? Sarà la paura per
la perdita dei punti? Questo non si sa, ma se così fosse, allora ben
venga la patente a punti.
|
|
Chiara Marinetto
Fabrizio Crepanzano
|
La garanzia
del pluralismo e dell'imparzialità
dell'informazione
Strumento essenziale per una democrazia compiuta |
|
Una volta tanto le celebrazioni per un anniversario non si
sono trasformate in passerelle ed amarcord. Il 40° compleanno della
legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti, di per sé, non è un
grande evento, ma l’ufficialità data dal presidente della Camera
Casini, prima, e successivamente da Ciampi, ha fatto sì che una
normativa oggettivamente datata (legge 3 febbraio 1963 n. 69), nata
quando poche famiglie italiane possedevano un televisore, non abbia
tradito l’impianto deontologico ed etico voluto dal suo creatore, il
giurista, uomo di Governo e di Stato, ministro Guido Gonella. La
stessa sopravvivenza di un ordine professionale trova la ragion
d’essere nel porre regole per l’accesso alla professione, insieme ad
una forte cifra morale che ne salvaguardi l’impianto a garanzia non
solo dei giornalisti, ma soprattutto dei lettori-cittadini. Un
azzeccato convegno, a margine della ricorrenza, argutamente
sintetizza bene nel titolo la “ratio” di una normativa che esalta
l’art. 21 del dettato costituzionale: “Libertà di stampa: diritto
dei cittadini, dovere dei giornalisti”; un monito chiaro che è stato
ripreso dal presidente della Repubblica Ciampi, ricordando l’unico
messaggio inviato alle Camere lo scorso luglio – in occasione della
tradizionale cerimonia del Ventaglio – dopo quasi quattro anni del
settennato. La garanzia del pluralismo e dell’imparzialità
dell’informazione costituiscono uno strumento essenziale per la
realizzazione di una democrazia compiuta. Un traguardo non facile da
raggiungere senza una tensione degli operatori dell’informazione
consci della valenza pubblica del loro lavoro, strumento unicamente
al servizio del bene comune e dell’armoniosa crescita della società.
Non pettegoli e disinformati altoparlanti di luoghi comuni o peggio
gazzettieri al soldo del satrapo di turno, ma schiene dritte e
dignità professionale, a costo di qualche sacrificio. La stampa deve
essere sempre più libera nell’ambito del rispetto delle altre
libertà sancite dalla Costituzione. Una concorde responsabilità del
potere legislativo ed esecutivo, con l’indipendente attività
dell’ordine giudiziario. “La democrazia che intende sfuggire alle
allucinanti imposizioni delle verità ufficiali – dice ancora Gonella
– è ben conscia che la libertà di stampa è uno dei fondamenti del
sistema democratico il cui fine è la dignità dell’uomo
nell’esercizio di tutte le sue libertà”. |
|
Ezio
Ercole
V.Presidente Ordine dei Giornalisti del Piemonte
|
Primo novecento
Le vetturette
a motore
Quando si parlava di meno e si realizzava di più |
|
Il rilancio della FIAT è partito nel marzo scorso dal
salone di Ginevra. “L’auto FIAT è assolutamente strategica”
assicurava l’Amministratore Delegato di Fiat Auto… “Ci riscatteremo,
ma ci vuole il management”. Intanto, vortice di voci, di ottimismo,
di interviste, precisazioni di banchieri, dall’America la General
Motors, di qui l’alta finanza ed i sindacati, giornali e TV.
Un secolo fa si parlava di meno e si realizzava di più.
La febbre dell’auto si era scatenata alla fine del 1800, oltralpe. I
francesi andavano matti per quelle prime macchine diaboliche a
motore. Da noi, la prima vetturetta era nata nel 1895 nell’officina
della Ditta Martina in via Buniva a Torino. Destava curiosità, ma
soprattutto entusiasmo.
I fratelli Ceirano salivano intanto sulla cresta dell’onda aprendo
in corso Vittorio Emanuele 9, in Torino, una piccola officina ove
potevano costruire cicli su licenza della casa Welleyes. Ma Giovanni
Ceirano ed il figlio Ernesto trovarono più interessante ed audace
costruire, anziché velocipedi, vetture mosse da motori a
combustione. La prima vetturetta esce dalle officine dei Ceirano
nell’aprile del 1899. la FIAT acquistava i disegni e le attrezzature
dalla famiglia Ceirano per la somma di 30 mila lire.
50 operai della Giovanni Battista Ceirano di corso Vittorio
iniziavano a produrre la nuova vetturetta in corso Dante nella
Fabbrica Italiana Automobili Torino, nata presso uno studio notarile
di Torino l’11 luglio 1899 con ben 800 mila lire di capitale
sociale; l’atto costitutivo recava le firme dei cavalieri Giovanni
Agnelli e Ceriana, del marchese Ferrero Ventimiglia, del signor
Damevino, i nobili Biscaretti e Bricherasio, gli avvocati Goria,
Gatti, Racca e Scarfiotti.
Nel 1901 la FIAT 6-8 HP partecipa al Giro d’Italia automobilistico,
pilotata da Giovanni Agnelli e Felice Nazzaro.
Novecento: a Torino vivono 335.000 abitanti e 14.900 sono addetti
all’industria metalmeccanica. Nascono officine per la costruzione di
autovetture mentre circolavano già, a Torino, un centinaio di
automobili...
La novità si trasferì presto nello sport. Per le gare
automobilistiche nazionali venne stabilito che tutti i particolari
delle vetture partecipanti fossero di fabbricazione italiana. Quel
regolamento sportivo poneva all’industria nazionale uno dei problemi
più indilazionabili e determinanti per il suo avvenire. In quei
tempi il cuscinetto a sfere non veniva costruito in Italia. Fu così
che nel 1906 in via Marocchetti in Torino, oltre l’angolo di corso
Dante dove era l’officina FIAT, 35 operai cominciarono a lavorare in
una piccola officina per la produzione dei primi cuscinetti a sfere
italiani.
Era lo
sviluppo prodigioso dell’industria che partiva dal vecchio Piemonte |
|
p.c.g. |
Passi carrabili
Nuove
norme ai sensi dell' Art. 22 del Nuovo Codice della Strada n° 285/92 |
|
A norma del Nuovo
Codice della Strada tutti i passi carrai vanno ora segnalati con un
apposito cartello recante il numero dell' autorizzazione comunale da
richiedersi nel caso del Comune di Pinerolo all'Ufficio Tecnico,
previo versamento sul cc. 30860100 della somma di Euro 15,49.
Solerti impiegati comunali provvedono immediatamente a consegnare il
cartello munito perfino dei necessari tasselli per l'affissione sul
pilastro del cancello carraio.
Il cittadino che trova un'autovettura parcheggiata davanti al
proprio cancello opportunamente segnalato, può chiedere l'intervento
dei Vigili Urbani per fare rimuovere l'inopportuno veicolo, che sarà
multato per divieto di sosta.
il Comune di Pinerolo con delibera della Giunta Comunale n°461 del
12 novembre 1998 ha stabilito che i soggetti già iscritti a ruolo
per il pagamento della tassa di passo carraio sono esonerati dalla
presentazione della domanda in bollo e dal pagamento della
presentazione della domanda di bollo e dal pagamento dei diritti di
segreteria.
Con successiva delibera di G.C. n° 514 del 17/12/1998 il Comune di
Pinerolo ha esteso l'esenzione del pagamento dei diritti di
segreteria ai passi carrai a "RASO" non soggetti al pagamento della
tassa di occupazione di suolo pubblico ma che esibiscono il cartello
di PASSO CARRAIO.
Evidentemente la Legge BASSANINI sulla semplificazione delle
procedure sta spirando anche nel pinerolese, speriamo che sia un
segnale di cambiamento indirizzato alla semplificazione degli atti
pubblici che molte volte inducono i cittadini a rinunciare di fare
valere i propri diritti a causa delle lungaggini burocratiche. |
|
Mauro
Bruno
|
L'autocertificazione
(legge Bassanini) |
|
Dal lontano 1968, quando uscì per la prima volta una legge
sull’autocertificazione, si è arrivati alla legge 15/5/1997 n. 127
(“Legge Bassanini II”) seguita poi dal regolamento di attuazione
(DPR 20/X/1998 n. 403) per darvi esecuzione. Ma di che cosa si
tratta? Autocertificazione significa che i cittadini non sono più
obbligati a dimostrare con “certificati” la propria nascita,
esistenza in vita ecc. alle varie amministrazioni pubbliche, ma
saranno queste ultime a prendere atto di quanto i cittadini stessi
dichiarano e autocertificano. Questo succederà però ad una
condizione: che i cittadini conoscano i loro diritti e li facciano
rispettare. Vediamo dunque di fare chiarezza sulla questione.
Le amministrazioni pubbliche che non possono più pretendere
l’esibizione di “certificati” sono: Comuni, Scuole, Università e
Motorizzazione Civile. Si noti che la validità di quanto dichiarato
dal cittadino (che ne assume la responsabilità penale in caso di
falso) non è soggetta a scadenza. Basterà la semplice firma e non ci
vorranno più autenticazioni nè bolli, con conseguente risparmio di
tempo e denaro. Occorre però presentarsi muniti di un documento di
identità valido (non scaduto); l’impiegato allo sportello potrà
registrare i dati facendo fotocopia non autenticata del documento.
Non solo, ma in caso di impedimento l’autocertificazione può essere
presentata da un’altra persona o inviata per posta o via fax.
E se qualcuno non può o non vuole utilizzare l’autocertificazione?
Può chiedere che i documenti vengano acquisiti direttamente
dall’amministrazione; in tal caso bisogna indicare qual’è l’ufficio
pubblico presso cui si trovano.
Questo può avvenire, per es., quando un ufficio richiede al
cittadino estratti degli atti di stato civile esistenti in un Comune
diverso e lontano da quello di residenza. Saranno quindi gli uffici
pubblici a doversi organizzare per la trasmissione reciproca dei
documenti (per questo ormai esiste anche la via telematica); e una
circolare della presidenza del Consiglio dei ministri in data 5
febbraio 1999 ha incaricato anche le Prefetture di vigilare
sull’applicazione del citato regolamento. Quindi nessun ufficio può
più fingere di ignorare che le regole sono cambiate. |
|
M. F.
|
Norme
per il recupero a fini abitativi di
sottotetti |
|
Avete mai provato il mese di agosto a salire nel sottotetto
di casa vostra o in mansarda? Vi accorgerete che lassù fa un caldo
insopportabile ed è forse questo il motivo che ha indotto la Regione
del Piemonte il 6 agosto 1998 ad emanare una Legge (la n. 21) che
disciplina appunto i sottotetti.
In pratica da ora in poi, chi possiede un sottotetto, che abbia
idonee caratteristiche, può renderlo abitabile, ovviamente dovrà
avere altezza minima di m. 1,60 e altezza media di m. 2,40 oltre ad
una sufficiente aerazione, illuminazione e dovrà essere
convenientemente isolato e protetto.
Tanto è vero che il vecchio solaio o la spoglia mansarda se
convenientemente riattata possono diventare l’angolo più esclusivo e
raccolto della casa.
Gli scopi che il Legislatore regionale si prefigge sono
essenzialmente tre:
1) recupero a fini abitativi di volumetrie di sottotetti esistenti;
2) limitazione del consumo del suolo;
3) incentivazione del risparmio energetico.
Questa legge sul “recupero dei sottotetti” capita proprio a fagiolo
in quanto concomitante con la Legge dello Stato che permette di
dedurre il 41% del costo dei lavori sul pagamento delle tasse
(IRPEF), da diluire in 5 o 10 anni a scelta del contribuente.
Nei condomini il problema del ricupero dei sottotetti è più
complesso, infatti la giurisprudenza corrente pare attribuire la
proprietà dei locali di sottotetto agli alloggi dell’ultimo piano,
se il regolamento di condominio non dispone diversamente, per cui i
proprietari degli alloggi all’ultimo piano possono adibire il volume
soprastante per un uso esclusivo e pertinenziale a condizione che il
condomino si accolli la totalità della spesa della sistemazione.
Ovviamente il ricupero a fini abitativi delle mansarde comporta il
pagamento al comune degli Oneri di Urbanizzazione e del costo di
costruzione delle opere che possono essere dimezzati qualora il
proprietario vincoli la mansarda all’alloggio principale.
I Funzionari regionali estensori del progetto di legge e lo stesso
Assessore Regionale all’Urbanistica Dr. Franco Maria BOTTA, in un
recente convegno indetto sull’argomento presso la Camera di
Commercio di Torino, hanno auspicato che da parte dei Sindaci dei
comuni venga data un’interpretazione estensiva della norma in modo
da concedere il maggior numero di licenze di abitabilità alle
mansarde esistenti in Piemonte.
È questo un modo elegante per incassare del denaro da parte
dell’erario pubblico, con buona pace di coloro che spontaneamente
decidono di abitare legalmente i propri sottotetti e che intendono
renderli confortevoli con opere che daranno sicuramente lavoro ad
imprese artigiane locali. |
|
Mauro Bruno
|
|
Privacy |
|
Sarà forse un’impressione sbagliata, ma da quando è
operante la legge n. 675/96 sul trattamento dei dati personali a
salvaguardia della cosiddetta “privacy” sembrano moltiplicarsi i
casi in cui il diritto alla riservatezza su tutto quanto concerne la
nostra vita privata viene sempre più insidiato, sminuito, violato.
Sembra quasi che i pur buoni motivi alla base di quella legge siano
stati il punto di partenza per arrivare a stravolgerne lo scopo, che
dovrebbe essere la tutela dei cittadini da indebite ingerenze
esterne nei fatti propri.
Non si è più tranquilli neppure tra le pareti domestiche, perché
sempre più spesso riceviamo a casa – oltre alle telefonate aventi
per oggetto indagini di mercato – chili di posta a noi diretta
personalmente, con tanto di nome, cognome, via e numero civico, da
parte di “mittenti” con i quali non abbiamo mai intrattenuto
rapporti. Come e perché quelle persone o aziende abbiano acquisito
la facoltà di gestire a priori i nostri dati anagrafici, non è dato
di sapere. In compenso ci viene proposto (ancorché non richiesto)
di tutto: talismani della felicità, analisi del nostro “IO” in base
alla data di nascita, diete dimagranti, terapie contro la
depressione, esami gratuiti dell’udito, confezioni di vini o simili,
libri ed enciclopedie, polizze assicurative, abbonamenti a periodici
cui non abbiamo interesse, offerte di partecipazione a concorsi che
non ci attirano.
Un’altra cospicua mole è costituita dai bollettini di c.c.p. – con
le nostre generalità e residenza prestampate su tutte le parti del
modulo – concernenti richieste di denaro da parte di enti vari,
religiosi e laici, operanti anche all’altro capo dello Stivale o
addirittura all’estero; molti non li abbiamo mai sentiti nominare e
potrebbero anche essere inesistenti (ma esiste sicuramente chi
spedisce quei bollettini). Loro, però sanno benissimo come ci
chiamiamo e dove abitiamo! E senza essere stati invitati, ci
riempiono la casa di carta che, dato l’alto costo di produzione,
potrebbe esser meglio utilizzata per altri scopi.
A questo punto, che cosa resta da fare al cittadino per difendersi
da una siffatta intrusione? Secondo la legge sulla “privacy” non si
può fare altro che prendere carta e penna (o, per chi può, computer
o fax) e scrivere – si badi bene, ad ogni singolo responsabile del
trattamento dati (!) – dichiarando la propria opposizione al loro
utilizzo e la cancellazione dei dati personali dai loro elenchi.
Verrebbe da ridere fino a slogarsi le mascelle, se non ci fosse
piuttosto da piangere; a parte il fatto che nessuno può obbligare
alcuno a dedicare parte del proprio tempo alla “spulciatura” di
corrispondenza non richiesta, non è semplice liberarsene facilmente
gettandola nella carta straccia, a meno di ridurla preventivamente
in minutissimi frammenti per impedire a chicchessia di risalire ai
nostri dati personali. Ed allora, dovremo forse munirci tutti di un
“tritacarta” o quanto meno di un fornelletto su cui bruciare tutta
quella maledetta corrispondenza? |
|
F.
Martoglio
|
|
Successione |
|
A prescindere dalle novità (positive) che hanno interessato
il tema delle successioni sotto l’aspetto fiscale, ciò che non è
cambiato è il modo con cui le successioni si devolvono (situazione
operante dal 1975 con la riforma del cosiddetto diritto di
famiglia).
Sono praticamente due i modi con cui un bene può passare per
successione da una persona che non c’è più (solitamente detta “de-cuius”)
al suo successore o erede e cioè:
a) per legge (ove non ci sia testamento)
b) per testamento
1° caso (senza testamento)
Nel primo caso se chi viene a mancare non ha disposto dei suoi beni,
l’eredità passa (si “devolve” in termine tecnico) ai suoi parenti
nel modo che segue:
solo figli: in parti uguali
coniuge + un figlio: un mezzo ciascuno
coniuge + due o più figli: un terzo al coniuge e due terzi ai figli
in parti uguali fra loro
solo genitori: in parti uguali
solo fratelli e sorelle: in parti uguali
coniuge e fratelli e sorelle: due terzi al coniuge ed un terzo ai
fratelli e sorelle in parti uguali fra loro
coniuge, genitori e fratelli e sorelle: due terzi al coniuge, un
quarto ai genitori ed un dodicesimo ai fratelli e sorelle in parti
uguali fra loro.
2° caso (con testamento)
La legge dà la facoltà di disporre entro certi limiti dei propri
beni per testamento.
Questa è la facoltà di cui ci si dovrebbe sempre avvalere,
specialmente quando i beneficiari sono più parenti. Il testamento
non fa male alla salute, non porta jella, evita penose situazioni di
liti e conflitti e relative spese che possono guastare un buon
ricordo di chi i beni ha lasciato.
Il limite nel disporre dei propri beni è dato dalla presenza di
determinati congiunti che non possono essere “dimenticati”, ed ai
quali compete una quota (cosiddetta legittima) dell’eredità (se
“dimenticati” hanno diritto a rivendicare ed ottenere quanto loro
spettante).
Hanno diritto alla quota legittima:
coniuge solo: metà del patrimonio
coniuge + un figlio: un terzo a testa
coniuge + due o più figli: rispettivamente un quarto il coniuge ed
un mezzo tra tutti i figli
un figlio: metà del patrimonio
due o più figli: due terzi in parti uguali fra loro
genitori + coniuge solo: rispettivamente un quarto ed un mezzo.
Come redigere materialmente il testamento, potrà essere oggetto di
un prossimo intervento: basti dire che tra i vari modi ve n’è uno
semplice che può essere fatto da chiunque sappia scrivere e sia
lucido e su qualsiasi pezzo di carta purché abbia alcune
caratteristiche essenziali: deve essere scritto totalmente dal
testatore, datato e firmato dallo stesso testatore (cosiddetto
testamento “olografo”). |
|
Bartolomeo Pautasso
|
Per
non finire in cattive acque
Acque
sorgive, Acque di pozzo, Acque reflue - Tutte da
denunciare entro giugno 2002 |
|
Il proverbio “semplice come bere un bicchiere d’acqua” è,
negli ultimi tempi, di pressante attualità, soltanto che,
paradossalmente, parlando di acqua tutto si può dire fuorché si
tratti di un argomento semplice, soprattutto se si tratta di acque
attinte da sorgenti e pozzi o di acque reflue (di fogna) da
scaricare da qualche parte.
Sono in particolar modo i residenti delle zone extra urbane:
periferiche, collinari ed agricole ad avere i maggiori problemi, in
pratica tutti coloro che sono obbligati ad approvvigionarsi di acqua
da sorgenti o da pozzi privati, perché le loro zone sono prive di
acquedotto pubblico, oltre a tutti coloro che devono scaricare le
acque fognarie in corpi idrici superficiali o in sotterraneo perché
residenti in zone prive di fognature comunali.
Un coacervo di norme si preoccupa della disciplina delle acque; in
pratica tutte queste norme, tra le altre cose, dispongono che gli
utenti debbano, entro il giugno 2002, denunciare ai Comuni ed alla
Provincia le loro sorgenti, i loro pozzi (siano essi attivi o
inattivi) e soprattutto gli scarichi delle acque reflue, precisando
ubicazione e caratteristiche degli impianti di trattamento, il tutto
corredato da apposita certificazione redatta da un tecnico abilitato
ed iscritto ad un albo professionale.
In seguito gli Enti provvederanno ad autorizzare sia i prelievi che
gli scarichi delle acque entro i prescritti termini di legge.
Chi non provvede entro tale data ad eseguire le denunce risulterà
inadempiente, rischiando pesanti sanzioni. E’, quindi,
consigliabile, data la complessità della procedura, informarsi e
provvedere ad inviare per tempo le prescritte denunce agli Enti
indicati.
Non si illudano però gli utenti che scaricano le loro acque reflue
non in fognatura comunale di limitarsi a compilare qualche modulo
applicandovi una marca da bollo, perché gli impianti di trattamento
delle acque dovranno essere a norma con le disposizioni vigenti e
dovranno garantire una depurazione delle acque tale da risultare in
regola con i limiti tabellari stabiliti per legge e che l’ARPA
(l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, in pratica
l’Ufficio di igiene pubblica a livello regionale) potrà in qualunque
momento controllare comminando, qualora qualche parametro risultasse
fuori limite, pesanti sanzioni.
In pratica occorrerà predisporre un impianto che garantisca la
separazione delle acque nere (quelle del W.C.) dalle grigie (quelle
dei lavandini e lavatrici) che dovranno, rispettivamente, essere
trattate: le nere da pozzi “Imhoff”, le grigie da vasche
“sgrassatrici” e quindi dovranno confluire in una vasca
chiarificatrice a valle della quale dovrà essere predisposto un
pozzetto per il prelievo dei campioni. |
|
Mauro Bruno
|
|
Old
fashion |
|
Gentile bella e simpatica signorina
Sono da più di trentacinque giorni e la notte che non dormo più, e
per il tuo pensiero che mi turba l’anima e il cuore, con la testa in
fiamme e la cervela tremolante; dunque cara Teresa ti dico che se
sapessi di continuare la mia vita così in questo modo melio sarebe
che non t’avessi amata. |
Clicca
sulle immagini per ingrandirle |
Tuti i giorni
che pasa mi sembra di venire mato e la domenica minciuco per
dismentiare che questo affetto è la rovina de la mia familia; dunque
ti dico Cara Teresa che ti amo con tuto il cuore e che se tu non
corrispondi nel mio povero cuore finirà per capitare una gran
disgrascia che io son capace anche di spararmi una rivoltela che la
quale io avevo comperato quando facevo il garsone in Francia con mia
magna bunanima. |
 |
|
Io lavoro giorno e notte avendomi avansato dei soldi e
messi in un libreto alla posta e perfino il padrone della posta mi à
deto che posso finalmente mariarmi e mantenere la dona con tutti i
filli che compreremo insieme io e tu.
Dunque cara fanciulla dimi una parola definitiva che io possa
finalmente fare quel passo inverso la mia familia come fano tutti
quei giovani che si mariano. Il mio padre mà deto che tu sei una
brava buona bela tranquila e sensa preteise; la mia madre mà deto
che io facio molto bene per la mia salute che ringrasciando Dio non
mi manca mai.
Dunque mia cara Teresa non avere pavura che nel riguardo del
interese siamo fortunati; solo questa setimana oh comperato una
dosina di maiali al mercato di Saluso che oh venduti a la fera di
Barge quando cera il balo soto l’ala e che tò visto a balare.
Oh guadagnato 52 marenchi d’oro. Dunque ti dico che tu mi sposiamo
che saremo ripeto fortunati tuti e due. Dunque cara Teresa se ti
sembra che il contrato sia buono da fare ti prego cara fanciulla di
dirmi subito che anche tu per questo che tò deto mi ami di vero
cuore dunque ti dico che ti aspeto giovedì sera a le ore 8 o perlì
soto i portici di Busolino che è il cafè che vende anche le caramele.
Io per te mi fermerò dopo che ò fato il mercato fino a questa ora
che ti oh deto. Se per incaso tu non venisti io vado dentro il cafè
di Bussolino la quale ti speto lì dentro insieme a prendere il
preparato.
Dunque cara Teresa siamo intesi, e io spero che venera, sicuro per
quel amore che ti porto nel cuore e che mi sembra di venir mato tuti
i giorni di più.
Tanti saluti, tanti baci sula tua bela facia che mi piace tanto che
mi pare quela dela Madona.
Anche da mio padre e da mia madre e da mia sorela che ti conosce.
|
|
Ferie sacre |
|
La Corte di Cassazione, confermando il valore del “tempo
libero” come strumento di realizzazione e garanzia della dignità
umana dei lavoratori, ha stabilito che in caso di ferie non
usufruite – per forza maggiore o per “esigenze di servizio” –
nell’anno in cui sarebbero spettate, è possibile chiedere di fruirne
nell’anno successivo, ed il datore di lavoro non può obbligare i
dipendenti ad accettare la “monetizzazione” delle ferie non godute,
perché il riposo non è monetizzabile. Devono quindi – ha concluso la
Corte – considerarsi nulle le clausole contrattuali, anche
collettive, che a fronte del mancato godimento delle ferie
prevedano, in via esclusiva, l’indennità sostitutiva. La scelta è
lasciata, quindi, al lavoratore, cui spetta valutare il proprio
bisogno – o meno – di ritemprare le energie psico-fisiche con giorni
di riposo non utilizzati nell’anno precedente.
|
|
Vittime
del terrorismo
Non vendette,
ma giustizia |
|
L’Associazione ha sede in Torino presso l’Amministrazione
Provinciale. Aderiscono vittime del terrorismo, familiari di vittime
o singoli soci e varie regioni d’Italia. L’associazione è apolitica,
senza fini di lucro e svolge azione di sensibilizzazione perché non
sia dimenticato quel triste periodo denominato “anni di piombo”.
La strage delle due torri di NEW YORK ha riportato l’attenzione sul
pericolo del terrorismo, ma sembra non abbia insegnato a molti che
il problema non può trovare scusanti con distinguo sul cosiddetto
garantismo o tolleranza. Assistiamo ancora oggi all’utilizzo da
parte dei mass-media di personaggi che hanno “infettato” la testa
dei giovani e vengono considerati “oracoli” o “teste d’uovo”, tanto
che sono rivalutati, blanditi e penso anche “omaggiati”.
Un capovolgimento dei valori. Non si vuole vendette, bensì giustizia
ed ancora non si vede che ciò sia avvenuto per parecchi delitti
rimasti impuniti, ovvero personaggi latitanti e mai ricondotti in
Italia. Mentre si invocano sempre più misure di cancellazione
totale.
Si vuole la rimozione totale di un passato che è costato oltre
300 morti e oltre 3000 feriti e invalidi, spesso gente innocente,
che faceva solo il suo compito sociale. Rivolgiamo un monito: se un
paese non sa ricordare e tutelare le sue vittime, sarà prima o poi
costretto a rivivere tale passato.
E questo lo diciamo perché i giovani sappiano meditare e non siano
più ammaliati dai cattivi maestri e non seguano i concetti del
facile garantismo o della facile tolleranza legata al
giustificazionismo sociale spesso fasullo e posto in essere da
personaggi mercenari e al soldo di mercanti d’armi o di ideologie
aberranti. |
|
Maurizio Puddu
Presidente dell’Ass. Italiana Vittime del Terrorismo
|
|
Uffa! Parliamo degnamente |
|
Da parecchio tempo a questa parte è invalsa l’abitudine di
utilizzare, a proposito ed a sproposito, termini inglesi.
Ora è fuori discussione che per certa tecnologia tecnica venga
utilizzato l’inglese, ma quando c’è il termine italiano perché mai
si deve adoperare una parola che italiana non è?
Lungi da me il voler imitare la stupida abitudine del ventennio di
italianizzare in modo assurdo nomi locali francesi o tedeschi delle
zone di confine con i risultati penosamente ridicoli, che ancora
oggi si ricordano, ma qualcuno mi vorrebbe spiegare perché devo
sentire “art director” anziché direttore artistico, “ticket” anziché
biglietto o contributo, “trend” anziché tendenza, “manager” anziché
direttore, “sound” anziché sonorità ed una serie infinita di altri
termini che sanno solamente di un penoso leccapiedismo nei confronti
di una lingua che, oltre ad essere sguaiata, non è neanche europea,
in quanto piuttosto lontana dal vero inglese?
Per non parlare poi dell’anglicizzazione di termini o frasi latine;
chi non ricorda la figuraccia di quel mezzobusto televisivo che ci
propinò (testuale) questa ghiottoneria da Premio Ignobel: “la
questione è stata rinviata SAINE DAI” pronunciando all’inglese il
detto sia linguistico che giuridico “sine die”
L’Europa, di cui tutti oggi si riempiono la bocca, è un insieme di
popoli di ricche, precise e differenziate tradizioni. D’accordo che
l’Europa unita è una cosa splendida che la maggior parte di noi ha
atteso per anni, ed io ne sono decisamente fautore, ma proprio per
questo motivo, per una ragione di rispetto di valori culturali, non
deve provocare un imbastardimento.
Ognuno è libero, grazie al Cielo, di pensare come meglio crede,
quindi anche di non accettare il mio pensiero, ma per conto mio
comincerei a non valermi, anche perché non mi sarebbe possibile
agire diversamente, di prodotti la cui reclamizzazione sia sostenuta
da una pubblicità anglicizzante e per di più neanche comprensibile
(lasciatemelo dire perché l’inglese lo conosco bene da decenni) e
quindi, anche se questo discorso avrà dato fastidio a qualcuno,
continuerò a fare l’italiano o, meglio ancora, il Piemontese.
Buona Europa a tutti! |
|
Riccardo
Pastore
Docente UNITRE
|
|
Salmi ed inni fra i Valdesi |
|
Che cosa cantavano i valdesi dei secoli passati? Sono ben
note alcune canzoni popolari, considerate “valdesi”, anche se talora
hanno altra origine: dal Baron Letron al Prigioniero di Saluzzo (A
travers le grillage). Meno conosciuta è la vicenda del canto
liturgico, cioè degli inni che venivano cantati al culto. Se ne
occupa ora un agile volumetto, pubblicato per la festa del 17
febbraio 2002 dalla Claudiana, e scritto da Gianni Long, già autore
di libri su Bach e Händel, e da Ferruccio Corsani, per lunghi anni
direttore della Corale valdese di Torre Pellice. Già nel titolo e
nel sottotitolo si trova una prima risposta: “Cantar salmi a Dio”. I
valdesi dal Psautier ginevrino agli innari dell’evangelismo
italiano.
Nelle valli valdesi per circa tre secoli (dalla metà del Cinquecento
alla metà dell’Ottocento) è stata infatti utilizzata la raccolta di
Salmi, pubblicata a Ginevra per iniziativa di Calvino. Questi canti
erano divenuti popolarissimi in Piemonte: l’autore cattolico Rorengo
nel Seicento riferiva che essi venivano cantati nelle sale, piazze,
strade, sotto i forni e tra le lavandara, cioè le lavandaie. La
versione usata all’epoca era la traduzione italiana stampata a
Ginevra da Giovanni Battista Pinerolio, un esule di cui il cognome
dimostra le origini piemontesi. Successivamente, soprattutto dopo il
Rimpatrio del 1689, i valdesi useranno nel culto solo la lingua
francese e quindi anche i salmi del Psautier in quella lingua.
Dopo il 1848 la vecchia raccolta viene abbandonata e sostituita da
un innario ancora in francese, Psaumes et cantiques, realizzato dai
valdesi per le comunità delle valli (dove talora è ancora
impiegato). Per molti anni non esistono invece raccolte ufficiali di
inni in lingua italiana. Solo dopo il Congresso evangelico del 1920
uscirà il primo Innario Cristiano, destinato a tutti i protestanti
italiani (in particolare, a parte i valdesi, metodisti e battisti).
La raccolta è stata completamente rivista due volte: nel 1969 e nel
2000. È quest’ultima edizione ad essere attualmente in uso nelle
comunità valdesi e nelle altre chiese protestanti italiane. |
|
Cantor
|
|
Le fotocamere
digitali |
|
La fotografia digitale, nata principalmente per soddisfare
le esigenze di Internet e del fotoritocco al computer, si sta
velocemente diffondendo tra il grande pubblico. Le fotocamere
digitali sono ormai giunte alla terza generazione.
Il motivo di questa veloce diffusione è sicuramente legato alla
comodità di poter immediatamente vedere i risultati della foto
appena scattata sul piccolo “visore”, di cui quasi tutte le macchine
sono dotate. Dietro a tutto ciò esiste, però, una complessa
tecnologia che cercheremo di analizzare insieme, semplificando al
massimo.
Catturare l’immagine
Per catturare un’immagine, sia con la tecnologia tradizionale
(impressione di una pellicola) sia con quella digitale
(trasformazione dei dati in numeri), abbiamo bisogno di focalizzare
la stessa su di una superficie. A questo scopo, in entrambi i
sistemi, ci pensa l’obiettivo, cioè quell’ insieme di lenti che
servono a mettere a fuoco l’immagine da fotografare.
Le macchine fotografiche necessitano anche di altri accorgimenti
tecnologici per ottenere delle belle foto. Il primo accorgimento
consiste nel variare la quantità di luce che giunge a formare la
cosiddetta immagine latente (con questo termine è chiamata quell’immagine
che si forma all’interno della macchina fotografica e che
successivamente è convertita in una foto). La si ottiene tramite una
maggiore o minore apertura di un diaframma.
Un secondo parametro fisico consiste nel tempo di esposizione. A
questo secondo parametro ci pensa l’otturatore, cioè una tendina che
si apre solo per un preciso tempo che dipende sempre dalle
condizioni di luce.
Esiste infine un terzo accorgimento tecnologico che è la messa a
fuoco dell’immagine da riprendere, intervenendo sulla posizione
delle lenti rispetto all’immagine latente.
Queste tre fondamentali operazioni per scattare una fotografia
possono essere eseguite sia manualmente dal fotografo
(professionista!) sia automaticamente dalla macchina fotografica. In
ogni caso determinano la qualità della foto.
Fissare l’immagine
L’immagine così catturata deve essere fissata e
successivamente trasferita su carta o su di un supporto elettronico.
Qui sta la differenza tra i due sistemi e cioè fotografia
tradizionale e fotografia digitale. Nella fotografia tradizionale
l’immagine latente impressiona una pellicola. Poi tramite lo
sviluppo della stessa e la successiva stampa su carta sensibile si
ottiene la copia della suddetta immagine. Nella fotografia digitale
invece l’immagine latente è immediatamente trasformata in segnali
elettrici per mezzo di un C.C.D. (acronimo di Charge Coupled Device).
Cioè una matrice di cellule fotosensibili, che sono in grado di
generare dei segnali elettrici proporzionali alla luce ricevuta.
Segue poi la registrazione dell’immagine su di una scheda di memoria
riscrivibile. Le immagini così registrate possono essere inviate ad
un computer o essere stampate su carta per mezzo di una stampante.
Tutto semplice allora. Non è così. Per ottenere delle immagini
dettagliate, simili cioè a quelle della fotografia tradizionale,
occorrerebbe disporre di un C.C.D. dotato del maggior numero
possibile di sensori e di una grande quantità di memoria di
registrazione dei segnali elettrici così prodotti. Come al solito
occorre accettare una soluzione di compromesso. Allo stato attuale
della tecnica (primavera 2002) una fotocamera digitale, di prezzo
medio, adotta un C.C.D. con circa due milioni di pixel
(abbreviazione di picture element, cioè elemento dell’immagine) Il
pixel è il singolo “puntino” che compone un’immagine. E’ inoltre
l’unità di misura della risoluzione delle immagini cioè la
dimensione massima, larghezza x altezza, di una foto scattata in
maniera digitale.
Possiamo ora analizzare le altre caratteristiche importanti
che possono essere presenti in un apparecchio fotografico digitale,
commentandone la loro utilità.
Obiettivi
Per la qualità dell’immagine fondamentali sono anche gli
obiettivi. Per quanto riguarda questi ultimi molto importante è la
loro luminosità che si misura con un numero preceduto dalla lettera
F:n. Più piccolo è il numero “n” più luminoso è l’obiettivo. Un
valore di F:1.8 indica, ad esempio, un obiettivo molto luminoso.
Zoom ottico
Lo zoom ottico è un’altra caratteristica importante di
un apparecchio fotografico. Le macchine fotografiche digitali
indicano questa caratteristica con dei numeri e delle lettere. Ad
esempio la sigla 10x, 5,9-59; F:2,8-3,5 indica con i primi numeri
un obiettivo zoom ottico con possibilità di 10 ingrandimenti,
passando dalla lunghezza focale di 5,9 a 59. Lo stesso obiettivo
possiede inoltre una certa luminosità indicata nella seconda
parte della sigla con F: 2,8-3,5. Il primo numero, dopo la
lettera F ed i due punti, cioè 2,8 si riferisce alla lunghezza
focale di 5,9, mentre il secondo numero 3,5 si riferisce alla focale
59.
Zoom digitale
Oltre allo zoom ottico molte macchine digitali
offrono anche lo zoom digitale. Quest’ultimo ingrandisce
ulteriormente il centro dell’immagine usando l’interpolazione per
aggiungere dettagli non visibili al sensore.
Questo zoom è un moltiplicatore dei precedenti valori: ad
esempio uno zoom digitale da 2,7x permette un ingrandimento di 27x
su di un obiettivo 10x. |
|
Giovanni Carosso
g.carosso@libero.iy
|
Era
un vanto per le comunicazioni con la vallata
La tranvia Pinerolo – Villar – Perosa
Ma si prestava allegramente a scherzi goliardici di provincia. |
|
Si è pensionato in anticipo, tredici anni prima che
scadesse la concessione (nel 1981). L’ultimo valzer del tranvai
Pinerolo-Perosa è del 1967.
Capostazione il geom. Luigi Moretti.
Aveva iniziato a sferragliare con una sbuffante vaporiera a carbone,
ma durante la prima guerra mondiale a legna.
Ottant’anni fa – era il 1921 – un avvenimento d’eccezione: le
vaporiere vennero sostituite con motrici elettriche.
Si racconta che il primo tranvai in partenza da Pinerolo per Villar
Perosa si mosse un mattino d’inverno durante una copiosa nevicata.
Allo sbocco della via Clemente Lequio con piazza Santa Croce il
macchinista dovette azionare più volte il segnale acustico. In mezzo
ai binari, tra la neve, c’era un tale con il parapioggia carico di
neve che non si dimostrava propenso a spostarsi, incurante del manto
bianco. Il tram si fermò ed il manovratore scese per andare a
smuovere quello che credeva fosse un ubriaco... Scoprì invece, e con
notevole stupore, che si trattava della statua d’un santo fatta
scendere da una delle nicchie della chiesa della Croce e posta in
mezzo ai binari. Autori: i ragazzi del ’99 che in quell’anno erano
di leva.
In altra occasione, quando ancora esisteva il chiosco per la vendita
dei giornali all’angolo di piazza Cavour, di fronte alla via Duca
degli Abruzzi, la motrice del tranvai sostava all’inizio di via
Lequio per il carico degli operai del primo turno... I soliti
buontemponi legarono una catenella abbastanza solida alla motrice
del trenino, unendola al paravento del vespasiano posto proprio a
ridosso dell’edicola di un certo signor Losano... Il rituale suono
della trombetta del capotreno, ed il tranvai partì con uno strattone
portandosi appresso la paratìa del vespasiano.
Un modo per togliere di mezzo certi impianti che non “donavano”
all’estetica del centro città... |
|
P.C.G.
|
Gas di scarico degli autoveicoli: Euro1,
Euro2 ,Euro3,
Euro 4 |
|
Queste strane sigle identificano delle direttive europee
sulle riduzioni delle emissioni inquinanti dei gas prodotti dai
motori delle auto.
Riguardano innanzi tutto le auto di nuova omologazione o di nuova
immatricolazione e quindi in ultima analisi sembrerebbero rivolte
unicamente ai costruttori.
Indirettamente riguardano però anche gli utenti in quanto le auto
omologate, ad esempio, solo “Euro 2” si svaluteranno molto più nei
prossimi anni. Questa svalutazione potrà derivare dal fatto che in
futuro questi modelli saranno più esposti ai blocchi del traffico
cittadino, come avviene adesso per le auto non catalitiche.
Cerchiamo ora di capire qualche cosa in più da queste strane sigle.
Euro 1: in vigore dal 1993, ha introdotto, a grandi linee,
l’obbligo dell’uso della marmitta catalitica e dell’alimentazione a
iniezione. Inoltre ha stabilito dei primi valori-limite alle
emissioni in atmosfera da rispettare in fase di omologazione (sulle
carte di circolazione, Euro 1 è individuata dalla scritta “rispetta
la direttiva 93/59 CEE con marmitta catalitica”).
Euro 2: in vigore dal 1996, ha imposto dei più severi limiti,
rispetto ad Euro 1, di emissione dagli autoveicoli e ha costretto le
Case ad interventi importanti anche sui motori diesel. Le emissioni
inquinanti dei motori, in base a quest’ultima normativa, sono però
ancora tollerate a motore freddo, ma debbono ridursi ai valori
limite consentiti a motore caldo (sulle carte di circolazione, Euro
2 è individuata dai numeri 94/12, 96/69 o 98/77).
Euro 3: in vigore dal 2000 per le nuove omologazioni e dal
2001 per le nuove immatricolazioni, riduce ulteriormente i limiti di
emissione, aggiungendo però che le quantità di sostanze nocive
emesse dal veicolo debbono rientrare nei valori consentiti sia a
motore freddo, sia a motore caldo.
Inoltre il costruttore deve garantire che i valori di inquinamento
massimi consentiti siano mantenuti per almeno 80.000 km e deve
installare sull’auto una centralina elettronica (denominata EOBD)
che rilevi e segnali tramite una spia le anomalie. Infine detta
centralina deve registrare i chilometri percorsi inquinando più del
consentito (sulle carte di circolazione individuate dai numeri
98/69, 98/77 RIF 98/69 o 99/102).
Euro 4: è la normativa che entrerà in vigore per le nuove
omologazioni dal 2005 e per le nuove immatricolazioni dal 2006. Essa
ridurrà ulteriormente i limiti di emissioni inquinanti consentiti ed
introdurrà ulteriori vincoli di mantenimento nel tempo dei limiti di
emissione.
Una deroga all’applicazione temporale delle suddette normative
europee è stata prevista dal legislatore: per smaltire le scorte
presenti presso case e concessionari, nel primo anno successivo
all’entrata in vigore della stessa, possono essere immatricolati un
certo numero di autoveicoli non in regola con la normativa. Pertanto
nel 2001 potranno essere venduti anche autoveicoli “Euro 2”. Con un
limite: fino ad un massimo del 10% delle immatricolazioni effettuate
nello scorso anno, e cioè nel 2000. Occhio quindi, non tanto alle
scadenze, ma a cosa propone il concessionario.
Da notare, infine, che sono in commercio alcuni modelli di
automobili che già rispettano i parametri Euro 4. |
|
Giovanni Carosso
g.carosso@libero.it |
[Chi
siamo]
[Adesione/Vantaggi] [Vita
associazione] [Convenzioni]
[Articoli
vari] [Attualità] [Notiziario]
[Arte e cultura] [I nostri soldi]
[Viaggi] [Gastronomia]
|
|