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Anno 9 - n°1 (16) |
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L’azienda famiglia
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Pensieri oziosi di un ozioso |
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Europa: sarà la coscienza delle persone
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Il diritto di morire |
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L'Italia dei punti |
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Gruppo missioni giovani di Buriasco |
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Le mode cambiano |
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- Giro d'Italia |
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- Fantasie sabaude |
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Un gioiello d’Arte a Caburrum
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Volare, nel blu dipinto di blu |
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Stella al merito del lavoro
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Cambia il contenitore…ma non il contenuto! |
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Campione d’Italia e Vice Campione d’Europa |
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Cinquant'anni fa il vademecum pinerolese 1957 |
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I Martedì dell'ALCE
Novembre 2006
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Un risultato che si vorrebbe garantire |
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Il Gabbiano Felice |
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Storia e manipolazione |
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3 Dicembre 2006
Conviviale di fine anno
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Il castello di Pralormo |
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Gita ad Arona, Locarno,
Centovalli e Val Vigezzo |
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Lo scemo del paese |
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Gita al
Principato di Seborga |
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Cartelli visti qua e là |
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Fedeltà al lavoro: Giovanni Depetris Cavaliere della
Repubblica |
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La prevalenza dei cretini |
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I Martedì dell'ALCE
Aprile e Maggio 2007 |
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Piccola rievocazione del cavallo, nel vecchio Piemonte |
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- Federazione Italiana della Caccia: Notizie |
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L’azienda
famiglia
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In una società in cui si sprecano gli
slogan e dove conta
solo fare soldi in fretta, spesso la famiglia entra in crisi; al
senso del bene comune si sostituisce così il culto dell’io, del
primeggiare, non importa come.
Se non hai un capo di abbigliamento firmato, non possiedi un certo
bene di consumo o non fai un determinato viaggio, non “sei alla
moda” e quindi non degno di considerazione.
Una situazione che spesso, nei singoli, crea
una crisi di identità e li spinge ad indebitarsi sempre più perché
bisogna “apparire” a tutti i costi.
E’ proprio per evitare questo che alcuni anni or sono è nata l’A.L.C.E.
Abbiamo voluto creare un’associazione all’interno della quale poter
trovare degli amici che ti apprezzano per quello che sei e che ti
aiutano nei momenti di difficoltà, un’associazione dove prevalga la
coscienza del bene comune e non solo il “senso di bottega”.
E’ con questo spirito che vogliamo proseguire il cammino intrapreso
sperando, giorno dopo giorno, di essere sempre più numerosi perché
l’unione fa la forza e spesso anche il forziere.
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Il Presidente
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Europa: sarà la coscienza delle persone |
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Sono già stati dimenticati i danni procurati dal tifone Katrina, con
la metropoli di New Orléans ridotta a città fantasma.
Gli Stati Uniti stanno ancora riflettendo se la loro capacità
organizzativa e tecnologica sia adeguatamente impiegata sullo stesso
loro fronte interno.
Nella nostra vecchia Europa accanto agli elementi naturali come il
suolo, la flora, i fiumi, i laghi ed il mare, l’atmosfera, gli
animali ed il loro habitat, il riscaldamento globale provocato dai
gas serra, la politica dell’ambiente ha incluso anche gli elementi
cosiddetti culturali creati dall’uomo come le aree urbane, i
patrimoni architettonici ed i paesaggi naturali.
E pertanto il campo di intervento in materia di ambiente è stato in
Europa notevolmente ampliato fino ad includere tutte quelle
realizzazioni dovute all’attività creativa dell’uomo che con
l’ambiente naturale si integrano e si fondono.
Ma l’Europa si
riconoscerà dalla coscienza delle persone e dalla capacità degli
uomini di essere protagonisti tanto più ora che le minacce
incombono: gli inquinamenti non conoscono frontiere.
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Il Direttore
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L'Italia dei punti |
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C’erano una volta
i punti delle partite di biliardo, di carte, delle bocce, i punti in
classifica e… quelli di sutura.
Erano un bel po’
di punti, ma a quanto pare non bastavano. Ora c’è chi i punti li ha
aumentati: basta andare al distributore di benzina e ti danno i
bollini per la raccolta punti, acquistare un prodotto qualsiasi e ti
trovi dei punti, andare in libreria e… ti regalano dei punti.
Gli unici che
vanno controcorrente sono i vigili urbani, i carabinieri e gli
agenti della stradale: se commetti qualche infrazione, loro i punti
te li tolgono dalla patente e non li puoi nemmeno compensare con gli
altri punti.
Ovunque tu vada
oramai ti rifilano un bollino che ti dà diritto, se sommato a tanti
altri, ad un qualcosa: un telo per il mare, un pupazzetto di
peluche, un pallone, un bel piatto colorato, una gelatiera o un
completo per il letto.
Punti per ricevere
premi di ogni genere (spesso con conguaglio in contanti), ma avete
provato a ritirarli? Quando consegnate l’album i premi non ci sono e
dovete aspettare a volte un po’ di mesi. Mi piacerebbe pertanto
farvi una proposta: perché non proponiamo al governo di pagare le
tasse coi punti? Così, invece di trovarci con le tasche vuote ad una
determinata scadenza, potremmo anche noi procrastinare nel tempo il
salasso e magari sperare che nel frattempo le aliquote possano
cambiare in meglio. E se poi le tasse riusciamo addirittura a non
pagarle, visto che viviamo in un paese di “furbi”, il nostro
prestigio acquisterebbe dei punti!
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Pierino
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Le mode cambiano |
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Anoressica come
una modella? No, non sareste più alla moda; quelle indossatrici con
corpi ossuti taglia 38 lasceranno il posto a modelle con taglie
superiori e forse anche ad un po’ di buonsenso.
Certo la magrezza
fa felici gli stilisti: su un “manico di scopa” un abito non
incontra curve ed è subito perfetto, ma quante persone possono
indossarlo?
E quelle che
ci riescono, a costo di quali sacrifici e rinunce e, a volte, a che
prezzo?
Per restare alla
moda bisogna poi fare un altro cambiamento: la cravatta! A stupire
tutti ci ha pensato l’amministratore delegato della FIAT
Sergio Marchionne che nel novembre scorso si è presentato ad
una conferenza stampa senza tale accessorio. Un uomo è molto più
affascinante se arriva con la giacca, ma col collo libero e l’ultimo
bottone della camicia aperto; alle cene poi è
meglio indossare un maglione colorato, possibilmente di
cashmere.
La sera è
all’insegna del fortuito e pertanto un abito importante fa tanto
“persona venuta dalla plebe”, senza contare la monotonia di un
qualcosa già visto più volte ed oramai passato di moda.
E poi basta con i
cocktails o le raffinatezze superate: molto meglio un bicchiere di
vino, pane e salame o qualche piatto tipico servito in un’ osteria.
E non
dimenticatevi l’auto: per essere al passo coi tempi ci vuole un SUV
o perlomeno una monovolume.
Fate quindi
attenzione, se proprio non siete al 100% “in” cercate perlomeno di
non essere “out”.
Siate casual ed
evitate il parvenu ed il dèja vu; la fusion poi…. di questi tempi ha
stancato!
E l’happy hour?
Che orrore, fa molto cheap e non vi rende chic!
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Pierre Ayot
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Tra feste, abati e porci
Fantasie sabaude
E
se al posto dell’ICI si infierisse con la tassa del
maritaggio e del
culminaggio?
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Tommaso II di
Savoia litiga con i suoi fratelli: sono dissidi dinastici,
discordie, ribellioni per non accettare testamenti, vassallaggi,
proprietà terriere e di feudi, tant’è che interviene persino il
vescovo di Torino per trattare la cessione di Cavour. Quell’anno
1235, Tommaso ha il dominio di un vasto territorio che si estende
dalla bassa val Susa al marchesato di Saluzzo.
Perosa, Vigone,
Virle, Scalenghe, Villafranca, Bagnolo e Carignano offrono omaggio e
fedeltà, ma l’ambizione più vistosa è la conquista di Pinerolo, che
avviene nel 1244.
Tommaso è astuto e
prudente. Per ingraziarsi i Pinerolesi ottiene per loro la revoca
della scomunica del pontefice Innocenzo IV: del resto i cittadini se
l’erano meritata per avere abbattuto un campanile guerreggiando, era
ritenuto un atto sacrilego.
Tasse e imposte
sono ridotte o addirittura eliminate, come la tassa del maritaggio.
Sette secoli più
tardi il governo mussolini imporrà un balzello affine, la tassa sul
celibato.
I nobili delle
terre Sabaude celebrano la loro prima solenne assemblea sulle
lussureggianti praterie di Giaveno, con grandi e goderecci
festeggiamenti, avendo ritenuto non idonea la piana di Pinerolo per
la vicinanza, e quindi riguardo per gli abati di S.Maria, non solo,
le campagne del piano e le contrade sono liberamente frequentate dai
porci dei frati dell’abbazia di Sant’Antonio di Ranverso che per
vetusta tradizione non possono essere scacciati né dalle case né
dalle campagne. Un certo riguardo per abati e porci.
Ma le feste
organizzate dai provveditori di corte, che fanno la cresta sugli
approvvigionamenti, incidono piuttosto sui bilanci e quindi si
eserciterà la fantasia per una nuova gabella: è la tassa “Sul
Culminaggio”, affibbiata per tassare il fumo fuoriuscito dai
fornelli e camini delle case. I sudditi pinerolesi di nuovo vessati.
A Cavour non stanno meglio: i cavouresi non possono fare servizio
militare in altri eserciti, solo per quelli sabaudi, né esportare
oro, commerciare grani e quadrupedi e lana.
Le terre sabaude
frequentate da guerraioli erano anche teatro di feste e di
impositori di balzelli, di devoti e di sacrileghi.
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p.c.g.
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Volare, nel blu dipinto di blu |
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C’era una volta un
aerodromo a Torino; eravamo in pieno periodo fascista, settant’anni
fa.
Il campo volo era
quello militare di Mirafiori realizzato nel 1911 per i
festeggiamenti del mezzo secolo dell’Unità d’Italia.
Altri velivoli
solcavano il cielo di Torino, decollando dal Po: gli idrovolanti,
volo inaugurale nel 1926, velivoli destinati a trasportare la
corrispondenza, ed anche passeggeri, sulla pianura padana: da Torino
a Pavia Venezia, fino a Trieste. Nel 1937 cominciò a funzionare
l’aeroporto di Caselle, l’aeronautica militare esigeva un campo volo
più idoneo e adeguato.
Poi, la seconda
guerra mondiale nel 1940, con l’aeroporto torinese inutilizzabile.
All’inizio degli
anni ’50 l’amministrazione comunale di Torino delibera la
costruzione del nuovo aeroporto.
Allora, la
realizzazione delle opere non subiva le lungaggini attuali ed il 2
agosto 1953 il volo inaugurale Torino Roma con un bimotore
turboelica Convair 340. Due anni dopo Amedeo Peyron, Sindaco di
Torino, inaugurava il nuovo super radar.
A parte gli
ampliamenti, le piste, l’aerostazione, i voli charters, le nuove
linee aeree nazionali ed internazionali, l’episodio più eclatante è
stato quello verificatosi nel 1982: il supersonico Concord che
atterra all’aeroporto di Caselle in bella mostra ai torinesi.
Volare era
riservato ai VIP; dopo i charters dei decenni passati, ora con i
low-cost è alla portata di tutti.
Il volo, con i
suoi miti ed avvenimenti, ha fatto grande la storia dell’uomo.
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pcg
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I rifiuti organici “migrano” nel
cassonetto marrone
Cambia il contenitore…ma non il contenuto!
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Arrivano i cassonetti marroni.
Una piccola rivoluzione, ma solo nelle nostre menti!
Nessun allarmismo, quindi. Chi è
già abituato a separare i rifiuti organici non subirà alcun trauma.
Per chi, invece, non ha ancora fatto della raccolta dell’umido un
gesto quotidiano, un ultimo monito ed invito a contribuire alla
causa.
Ma come utilizzare questi
cassonetti? E come migliorare la raccolta differenziata?
Ecco alcuni semplici consigli che
possono aiutarci ad espletare questa “faccenda domestica”
A cosa servono i cassonetti marroni?
I nuovi contenitori
marroni, più piccoli e maneggevoli degli altri cassonetti, vanno
utilizzati per i
rifiuti organici di origine domestica, quali, ad esempio: residui di cibo, alimenti deteriorati o scaduti,
filtri di tè o tisane, fondi di caffè, tovaglioli di carta e carta
da cucina ecc…
Non dimentichiamo di
racchiudere i rifiuti in sacchetti di piccole dimensioni!
È indispensabile l’utilizzo di sacchetti o è
possibile conferire rifiuti sfusi?
L’utilizzo di
sacchetti è necessario, per garantire maggiore
igiene e pulizia dei cassonetti. A tale fine, è bene assicurarsi che
i sacchi siano ben chiusi (ad esempio tramite un doppio nodo).
È vietato gettare nel
cassonetto marrone materiali sfusi, come i
residui da giardino. Ricordiamo, infatti, che per gli sfalci e le
potature sono disponibili le Ecoisole del territorio. Per le piccole
piante o i fiori da appartamento, invece, il contenitore marrone può
essere utilizzato, purché tali rifiuti siano all’interno di
sacchetti.
Quali sacchetti utilizzare?
Il Sacchetto Verde – che da tempo nel Pinerolese identifica la raccolta differenziata
dell’umido – è un utile alleato, in quanto è studiato appositamente
per contenere rifiuti organici.
Tuttavia, in caso di
difficoltà di approvvigionamento o di altre impossibilità di
utilizzo, è possibile sostituirlo con altre tipologie di sacchetti.
E per chi ha un giardino?
Le famiglie che hanno a
disposizione uno spazio verde possono effettuare il
compostaggio domestico… una pratica antica ma “ambientalmente” all’avanguardia, che consente di
trasformare i rifiuti organici in compost, una sorta di humus da
utilizzare come concime per piante, fiori o nell’orto.
Perché optare per il compostaggio domestico?
Perché questa pratica
consente di risolvere alla fonte il problema dei rifiuti, che in
questo caso diventano dei “non-rifiuti”. Infatti, gli scarti
organici, grazie al compostaggio, si tramutano
in risorse…
ed in modo del tutto
naturale!
Cosa avviene dei rifiuti organici raccolti nel
cassonetto marrone?
Una volta raccolto nei
cassonetti marroni, “l’umido” viene portato presso il
Polo Ecologico ACEA. Qui, ogni settimana, quasi 1.000 tonnellate di rifiuti organici
(provenienti da gran parte della Provincia di Torino) vengono
trattate presso impianti tecnologicamente avanzati, che li
trasformano in biogas (da cui si ottengono energia elettrica e termica)
e compost di qualità.
Il nostro gesto
quotidiano viene, quindi, valorizzato!
E gli altri rifiuti?
Non dimentichiamo la carta, il vetro, la plastica
e molti altri rifiuti che possono essere differenziati e valorizzati. Anche questi materiali,
infatti, vengono portati in
appositi impianti che
li trasformano in nuove risorse.
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SULLE ORME DEI RIFIUTI ORGANICI…
5 BUONI MOTIVI PER DIFFERENZIARE
(…e crederci!)
1.
La frazione organica rappresenta circa il 30% in peso
dei rifiuti che ognuno di noi produce a livello domestico
2.
Se abbandonati e non differenziati, i rifiuti
organici sono causa di odori sgradevoli e di emissione di
gas in atmosfera
3.
I rifiuti umidi possono determinare pesanti problemi
ambientali, se non vengono trattati in modo corretto
4.
Presso il POLO ECOLOGICO ACEA, i rifiuti organici
raccolti dai cassonetti marroni vengono valorizzati e
trasformati in energia elettrica, termica e compost di
qualità
5.
Con la raccolta differenziata, il rifiuto non è più
un problema, ma una risorsa!
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Cinquant'anni fa il vademecum pinerolese 1957
Era stato definito: “utile ed agile strumento tascabile”, editore il rag. Federico
Castellotti, per i
tipi della tipografia PP Giuseppini. |
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Un vademecum che
rappresentava un po’ di storia e di vita di una città di Provincia
il cui sindaco era
l’avvocato Francesco Giacomo Bona
detto, dai
suoi
stessi amici di partito (la DC), l’africano perché proveniente da
Mogadiscio. 30 erano i consiglieri comunali, ora tutti deceduti meno
uno.
I residenti
stabili erano 26.385, tre i medici condotti , un veterinario
consorziale.
Le forze armate,
sempre
50 anni fa,
avevano
ben 9 recapiti
telefonici; il comando di presidio, il Nizza Cavalleria alla caserma
“Fenulli” ed alla “Litta Modigliani”
con i carri armati, in Viale Cavalieri d’Italia, il centro
Addestramento Servizio ippico e Veterinario, il Battaglione Alpini “Susa”,
il Galoppatoio di Baudenasca, il Deposito Militare Presidiano
Foraggi e Combustibili di Miradolo, il Deposito Carburanti di Riva,
e l’Infermeria Quadrupedi.
Le ostetriche
erano 5, i veterinari 4 e le farmacie 9.
ben 19 le trattorie e ristoranti, 10 gli alberghi e locande,
i migliori il Pino e Turismo, ben di 3° categoria.
Era un libretto
che andava a ruba, anche perché la STIPEL, su autorizzazione del
Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, concedeva all’editore di
stampare, in carta colorata, l’elenco degli abbonati al telefono,
che nel 1957 erano appena 1.600. Un libretto di 232 pagine di cui 94
azzurre dell’elenco telefonico.
Attraverso il
vademecum, la Stipel, società unica dei telefoni, informava che gli
abbonati del distretto di Pinerolo (Cavour, Fenestrelle, Perosa,
Torre Pellice) potevano chiamare direttamente in teleselezione oltre
il distretto di Torino, anche gli abbonati di Alessandria, Asti,
Alba, Biella, Susa e Vercelli.
Il francobollo
della lettera costava
25
lire, la cartolina
illustrata
con non più
di cinque parole solo 10 lire ed un telegramma con
non più di 10 parole 140 lire.
Articoli che
descrivevano Pinerolo nella storia e nel turismo erano del Dr. Ugo
Marino e del Prof. Luigi Timbaldi;
Pinerolo,
“provincia sana”, quella di 50 anni fa dell’avvocato Arnaldo
Pittavino, allora Consigliere Provinciale, penne brillanti agili ed
eleganti.
Si celebrava la
nascita della sezione pinerolese degli arbitri di calcio, e sul
piccolo schermo la radiotelevisione italiana battezzava Carosello.
Era mezzo secolo fa.
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PC G
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Un risultato che si vorrebbe garantire
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Nel 2006, Torino
capitale delle Alpi ha fatto una splendida figura. Le Olimpiadi
hanno infatti consegnato una preziosa eredità non solo sul piano
sportivo, anche sul piano urbanistico, economico e sociale.
L’onda lunga delle
Olimpiadi con “Settembre musica”, il concerto di Bruce Springsteen,
le Regge Sabaude nelle loro pagine di storia, il centenario della
Lancia con le “Veteran car”, i campionati mondiali di scherma, il
300° anniversario dell’assedio di Torino, ed a gennaio scorso le
piccole olimpiadi della neve degli studenti universitari.
La provincia è
stata un po’ a rimorchio, anche perché la festa era a Torino.
Ci si chiede cosa
sarà delle strutture olimpiche: il degrado dei beni del primo
centenario dell’Unità d’Italia dopo i fasti di “Italia ‘61”, docet.
E’ vero, ora che c’è la “Fondazione 20 marzo 2006” per
gestire gli impianti delle Olimpiadi 2006 la riflessione non è
ottimistica.
Le genti di Torino
e del Piemonte sono persone serie che lavorano e producono. Ma, da
un po’ di tempo, Torino si lascia avvincere dalle feste facili,
dalle notti bianche, si fa cullare dai ricorsi olimpici. Si sta
defilando, si litiga per il treno ad alta velocità, la città e la
regione sono ancora pesantemente turbate da calciopoli, mentre
l’immagine della prima capitale d’Italia sembra sbiadire con la
creatività del ‘900.
Eppure,
l’investimento in termini di risorse è stato di oltre 3 miliardi e
mezzo di euro.
Atene e Sidney
dimostrano di avere lasciato un’eredità delle infrastrutture
gestibili con non poca difficoltà.
Barcellona no. Le
Olimpiadi, per la simpatica città catalana, sono state utilizzate
come grande volano per la sua crescita, per il suo rilancio alla
grande. E ci sono riusciti.
Riuscirà Torino,
destinata a diventare “città metropolitana”, a continuare nella
splendida figura?
Per ora non è
garantito un risultato certo.
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G.
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Storia e manipolazione
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Che la Storia sia sempre stata più o meno
aggiustata a seconda del momento corrente è noto ormai a tutti.
D’altra parte in tutti coloro che hanno qualche annetto (di
troppo) sul groppone, come il sottoscritto è ancora abbastanza vivo
il ricordo di come certi momenti storici
italiani siano stati opportunamente adattati per un ben
preciso scopo politico,
strutturandone la presentazione con un indirizzo patriottico che non
esisteva affatto. Sia ben chiaro che quegli episodi sono autentici e
senza dubbio significativi, ma è l’interpretazione che è stata del
tutto manipolata
La manipolazione
cui ho accennato risale ai primi momenti del nostro
Risorgimento, momenti in cui l’indifferenza e l’impreparazione degli
italiani, a causa di secoli di divisioni interne , avevano fatto di
noi tutto, tranne che degli assertori di una auspicabile unità
nazionale. Ad una unità politica (ma purtroppo non ancora
spirituale, come aveva ben capito il D’Azeglio) si cercò di arrivare
con il filtro del nazionalismo esasperato del ventennio, ma la vera
visione storica ne fu così distorta che finì con l’essere causa,
spesso, addirittura di incomprensioni tra gli stessi italiani.
Vorrei esaminare con i pazienti lettori
alcuni degli episodi più significativi di questa distorsione storica
e comincerei con uno dei cavalli di battaglia risorgimentali; i
“Vespri Siciliani” a cui la robusta ed entusiasmante musica verdiana
diede un supporto assai significativo.
Siamo a Palermo, nel 1262, durante
l’occupazione francese (povera isola, quante ne aveva passate e
quante ne dovrà ancora passare!); come tutti gli occupanti i
francesi avevano proibito agli “indigeni” di portare armi e questo
ordine non era certamente gradito ma tuttavia rispettato.
Era domenica, e sul sagrato del
Duomo un soldato francese
stava effettuando una perquisizione sugli uomini in uscita
dalla funzione del Vespro onde accertarsi che il divieto fosse
rispettato. E fin qui la cosa poteva rientrare nella norma ma…. Ma
uno dei palermitani aveva con sé la moglie, evidentemente bella come
sanno essere belle le siciliane, e con la scusa dell’ accertamento
il francese cominciò a cercare là dove non avrebbe dovuto. A questo
punto il marito, ovviamente ai limiti della sopportazione, come
tutti i palermitani, della prepotenza francese, non avendo una spada
sfilò quella del francese e lo sbudellò al grido, storico, di
“muoiano un buona volta questi maledetti francesi” scatenando in tal
modo l’ira latente ormai pronta ad esplodere e portando al risultato
della cacciata dei francesi, anche se con la imprevista ricaduta,
dalla padella nella brace, con la dominazione spagnola.
E fin qui la storia.
Dove non ci siamo più è là dove ammantiamo il
fatto di patriottismo molto, molto ante litteram.
In effetti la reazione del palermitano è
pienamente consona sia al tempo di allora sia che, pur con i debiti
adattamenti, a quelli di adesso. .
Esaminiamo bene e freddamente l’episodio: si
tratta sì di uno straniero, ma la cosa avrebbe avuto lo stesso
epilogo se invece del francese ci fosse stato un occupante
qualsiasi: danese, piemontese, etiopico, marchigiano o altro.
Quindi è ovvio che il fatto, così com’è descritto, nei testi
scolastici e non, è il risultato di un momento in cui, per un
determinato fine, l’interpretazione storica è stata stiracchiata,
pur nella sua fondamentale verità, per un particolare fine.
Se qualcuno avrà letto queste poche righe
senza annoiarsi troppo, gli dò appuntamento al
prossimo numero in cui citerò altri due episodi di realtà
storica deformata: “Balilla” e
“la disfida di Barletta”, altrimenti grazie lo stesso
dell’attenzione ed amici come prima.
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Anonimo Pinerolese
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Il castello di Pralormo
Sinfonie dal vecchio Piemonte
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Ancora una volta Messer Tulipano
coglie nel segno. L’affascinante scenario del castello di Pralormo,
nel cuore del Piemonte, ha ospitato la caleidoscopica fioritura di
oltre 50.000 tulipani, che hanno allietato i visitatori con una
sinfonia di colori.
E di sinfonia si può parlare a buon diritto, dato che quest’anno il
giardino s’è trasformato in un vero e proprio parco musicale
proponendo stupefacenti sonorità: dai canti degli uccelli che vivono
nel parco alle sonate dei compositori più amati. L’Ave Maria di
Schubert, i quintetti per archi del Boccherini, i madrigali
rinascimentali del Palestrina, le raffinate arie per basso del Don
Quichotte di Massenet. E poi la marcia di Radetzky, il Flauto
magico, e per Elisa. I brani più celebri della musica d’ogni tempo
in un mix avvolgente con l’incantevole eleganza dei fiori.
Un matrimonio indovinato e suggestivo
che non poteva collocarsi in uno scenario migliore: il castello di
Pralormo, sorto nel XIII secolo, profuma di tulipani, ma anche di
storia di MedioEvo e di vecchio Piemonte. Il Castello fu costruito
in pianta quadrata, circondato da un fossato che conteneva acqua
piovana e da muraglioni, difeso da un ponte levatoio ed da un grande
portone. Fu centro di un feudo dominato da varie famiglie che si
successero nella suo governo, recitando da prim’attori nella storia
del Roero, dell’Astigiano e del torinese. Nel corso dei secoli i
dominatori
modificarono progressivamente l’aspetto del castello, munendolo di
fortificazioni via via più imponenti e sicure. Parallelamente
saloni, mosaici, lucernari e decorazioni rivestivano l’edificio di
un’eleganza artistica ed architettonica sempre più ammaliante.
Oggi il Castello, permanentemente
abitato dai proprietari, è oggetto di un costante programma di
lavori di manutenzione sia ordinaria che straordinaria. E ogni anno,
nel mese di aprile, propone ai visitatori di abbandonare per un
giorno il grigiore delle città, il rumore caotico del traffico,
l’odore acre dello smog. A Pralormo si ammirano altri colori, si
ascoltano altri suoni, si respira un’altra aria: i colori vivaci dei
tulipani, le note di Mozart, il profumo dei prati. Tutto nella
cornice di un angolo di storia e memoria targato vecchio Piemonte.
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JG
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Lo scemo del paese |
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Le grandi industrie
scaraventano nell’atmosfera tonnellate di anidridi varie e di
polveri sottili causando, almeno così dicono gli esperti, un
incremento dell’effetto serra che potrà a breve essere letale per la
nostra terra.
I sistemi di riscaldamento
di grandi edifici statali e quelli non statali e gli impianti a
gasolio spandono nubi mefitiche sopra le città
(e chi abita in campagna può vedere in direzione dei grandi
centri abitati un vero e proprio muro nero). Gli aerei scaricano
direttamente in cielo il cosiddetto “gomitolo troposferico”.
Ma i nostri saggi se la
prendono soprattutto con le automobili, imputano ad esse la massima
colpa di tutto l’inquinamento e vietano la circolazione dei vari
“Euro 0, 1, 2” eccetera.
E va bene, accetto anche
volentieri di dare il mio contributo al salvataggio della terra, ma
vorrei che si fosse almeno d’accordo sulla parità delle restrizioni,
infatti esse variano spesso da provincia a provincia quando non
addirittura da comune a comune (per non parlare delle regioni!) .
Per non incorrere in guai
circolatorii ho chiesto chiarimenti presso varie fonti che
dovrebbero essere ben informate, ma nessuna mi ha dato una risposta
nettamente coerente con le altre, per cui mi è sorto un dubbio
tremendo: la mia macchina è una Euro 1 o
una Euro 2?
Dopo
attento esame delle varie risposte ottenute penso che la qualifica
della mia vettura sia
Euro 1,5 o, al massimo
Euro 1, 73.
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Cartelli visti qua e là
(in tempi
diversi) |
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Cartello da un fioraio
Sono andato al cimitero (VIVO!)
Cartello in panetteria
Pane fresco caldo
Cartello dai Carabinieri
Suonare. Se non viene nessuno suonare ancora
Cartello in
calzaturificio
Saldi 3x2
(la terza scarpa sarà destra o
sinistra?)
Cartello in
officinetta
Vengo subito, al massimo domani
Cartello in
parrocchia
Per l’iscrizione al “Club delle Mamme” rivolgersi al Parroco
Muro di scuola
A forza di scrivere mi sono slogato una caviglia
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rik-i-leng
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La prevalenza dei cretini
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Da qualche tempo siamo tutti colpiti
dalle continue notizie circa l’ aumento dell’uso ed abuso di
stupefacenti, in particolare della cocaina, infame polverina che
arricchisce mostri in forma umana e distrugge inesorabilmente una
grande quantità di esistenze.
Eppure tutti, anche i bambini delle
elementari, sanno che l’uso di certe sostanze è deleterio e senza
scampo, anche se in qualche rara circostanza qualcuno riesce ad
uscire dal cosiddetto “tunnel della droga”.
All’inizio si scaricavano le colpe
sulla società, sulla mancanza di interessi dei giovani, sulla vita
stressante e amenità del genere, e su questi bersagli si è scatenata
tutta la verbosità di strizzacervelli e pseudomoralisti, ma ben
pochi si sono soffermati a cercare le vere cause di questo sbando.
In effetti la risposta a questa
paurosa situazione sta semplicemente nel fatto che è drasticamente
diminuito il rispetto di se stessi, non c’è più il senso della
conquista di un oggetto ma soltanto l’attenzione al valore del
medesimo, si vuole tutto e subito e , visto che amicizia, natura ,
solidarietà
e in pratica
tutte le “vecchie virtù” sono ormai considerate anticaglie inutili,
ecco che un discutibilissimo senso alla vita lo si cerca nello
sballo, nella volgarità, nell’egoismo e peggio ancora nella violenza
becera e gratuita.
Le varie droghe, dalla cocaina al
crack, dall’eroina all’ LSD e similari sono ormai l’unica cosa che
interessa a molti, pur sapendo che la conclusione è quella che é.
A questo punto, scusatemi ma è così,
non resta che costatare che chi si droga, pur sapendo a che cosa va
incontro (avete mai assistito in un pronto soccorso ad una crisi di
astinenza?), è senza ombra di dubbio un cretino e,
se le cose continuano con questo andazzo, quanto dice il
titolo di questo articoletto sarà la constatazione di una penosa e
sconfortante realtà.
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Corrado Lupo
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Piccola rievocazione del cavallo, nel vecchio Piemonte |
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L’abitudine di inserire nel discorso
qualche parola o battuta in piemontese ha lo scopo di essere più
immediato ed incisivo per trovare quel colore espressivo che solo il
dialetto riesce a dare.
Del resto, nelle battute proverbiali
antiche è la saggezza del Piemonte, gettando sul mondo uno sguardo
disincantato e realistico.
Pinerolo ha amato i cavalli, tant’è
che venne costruito un monumento dedicato al nobile animale. Ed
allora “avanti Savoia!”.
Chiel lì për felo bogié a toca soneje “Savoia”
-
E’ un tipo
imbranato, dormiente.
Quello, per farlo smuovere, bisogna suonargli la carica. Un modo di
dire che fa espresso riferimento alla vita militare e guerresca: la
cavalleria carica la suono della tromba e urlando “Savoia”.
Il detto era nato anteguerra, con
tutto rispetto alla casa reale, poi, in clima
repubblicano era divenuto un po’ irriverente riguardo
all’arma combattente, tant’è che
“a coro i pito”
valeva per
fanno correre i
cavalli nel concorso ippico.
Bati la cavalina
-
Battere la cavallina.
Fare la vita da gogliardi, assai scanzonata e godereccia. Inoltre,
la cavallina ricorda l’animale scattante sulle praterie e sugli
ostacoli, ed essendo di genere femminile, ulteriore commento non è
necessario...
Chiel-si a l’è a caval
-
Costui è a cavallo.
Uno che è arrivato, è a buon punto, è a cavallo. Militarmente è in
condizione di superiorità rispetto a quanti sono a piedi.
Al contrario
‘ndé ‘n sl caval d’San Fransesch
-
andare sul cavallo di San Francesco,
cioè a piedi. Il Santo, infatti, andava a piedi, spoglio di beni,
intonato alla povertà.
Abbastanza ambiguo l’atteggiamento
verso le donne che i misogini accostano sovente al cavallo:
al caval l’spron a la fomna’l baston
-
col cavallo lo sprone con la donna il bastone, al quale si aggiungeva: donne e cavalli, usatene sempre, non sposatene
mai.
‘N pôch a prun a caval dl’aso
-
un po’ per uno a cavallo
dell’asino.
Certo, a cavallo sia pure dell’asino
si va più comodi che a piedi. Oggi molti sono a cavallo e ci
restano, in barba a quanti viaggiano a piedi.
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pcg
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Pensieri oziosi di un ozioso |
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Con l’avanzare dell’età, spesso impressioni risalenti all’infanzia
emergono e diventano oggetto di riflessione, a volte invece sono
state più o meno
sempre presenti ed hanno costituito una sorta di guida morale.
Fin da bambino mi è stata fatta la… “testa come un pallone” con
questo suggerimento/ordine: “fai il bene perché così andrai in
Paradiso!”
Questo concetto mi ha sempre lasciato perplesso per la sua insita e
fondamentale doppiezza.
Invece io penso che devo fare il bene perché è bene, punto e basta!
Nel momento stesso in cui io opero il bene, finalizzandolo ad un
premio, il mio bene non è più bene ma ipocrisia.
Al premio non ci devo pensare per niente. Se ci sarà, tanto di
guadagnato, ma se non ci sarà, il premio me l’avrà già dato la mia
coscienza, la stessa che mi darà il suo rimprovero, più o meno duro,
se non l’avrò fatto o se l’avrò finalizzato.
Probabilmente
questo mio
pensiero verrà considerato scandaloso, ma pazienza! Quando al
mattino, lavandomi il viso, mi guardo nello specchio, preferisco non
sentire il bisogno di girare la testa da un’altra parte.
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Il diritto di morire
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Tutti ricorderanno senz’altro
(giornali e mezzi di comunicazione ne hanno parlato a
proposito ed a sproposito) la vicenda penosa e commovente di Pier
Giorgio Welby. Quest’uomo ha commosso tutti
(o quasi) con la pesantissima storia delle sue sofferenze
durate anni e quando, alla fine, ridotto a un simulacro umano, ha
chiesto come gesto di carità e di solidarietà di essere staccato da
un macchinario che lo costringeva a continuare a soffrire
atrocemente senza alcuna prospettiva per il futuro, ha sentito
mescolato al coro di solidarietà nei suoi confronti, la voce
spietata di chi gli negava questa ultima speranza.
Il motivo di questo NO, così netto da sembrarmi blasfemo, è il
risultato di un atteggiamento strettamente collegato ad
interpretazioni religiose che oserei definire talebane.
Anche il tribunale non aveva voluto prendere una decisione
accampando motivi pretestuosi, sperando sotto sotto che nel
frattempo il poveretto morisse di santa morte naturale, ed offrendo
così un bell’esempio di scaricabarile e di codardia morale.
Alla base della nostra morale c’è
(o per lo meno ci dovrebbe essere)
un grandissimo concetto, forse il più alto e generoso che
l’umanità abbia mai partorito, che è il concetto di
carità.
“Ama il prossimo tuo come te stesso” è stato detto ed a tutt’oggi
non ha perso niente del suo primitivo valore. Ma allora come
possiamo conciliare
il
malinteso e forzato concetto della sacralità della vita con la
negazione della possibilità di placare una sofferenza senza
speranza?
La vita è
sacra, questo è fuori discussione, ma la costrizione alla sofferenza
non è più carità, è soltanto il risultato di uno spietato fanatismo
in cui la carità annega miseramente.
Dedicarsi al sofferente per alleviargli il dolore è sicuramente
carità vera, ma mi sarebbe piaciuto sentire in proposito il parere
di due grandi della carità, Albert Schweitzer e Madre Teresa di
Calcutta che col dolore vissero a stretto contatto, e non credo
proprio che si unirebbero allo sciagurato coro di coloro che hanno
manifestato disapprovazione per chi, questa volta con vera carità,
ha staccato quella malignamente innocente spina.
In questi giorni l’anestesista che si è fatto carico
dell’adempimento del volere,da tempo inequivocabile, di Welby è
stato ampiamente assolto dalla commissione medica che
ha giudicato corretto il suo comportamento dal punto di vista
deontologico.
Con doloroso stupore abbiamo invece preso nota in moltissimi del
rifiuto opposto alla famiglia che aveva fatto richiesta del funerale
religioso, “splendido”
esempio di carità cristiana da parte di chi tuttavia non nega questo
funerale al mafioso pluriassassino od al suicida.
Ormai il capitolo Welby è chiuso, ma sarebbe bene che di tanto in
tanto se ne parlasse, per evitare che su casi come questo si finisca
col distendere un penoso velo di farisaica ipocrisia.
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Riccardo Pastore
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Gruppo missioni giovani di Buriasco
Risposta alle domande di un’estate resa decisamente
intensa
da due esperienze forti: la Romania di Alice e
Silvia ed il Brasile di Annalisa,
Chiara ed Ilaria
Tre settimane delle vacanze a stretto contatto con la
povertà rumena e brasiliana.
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Romania:
un
tasso di disoccupazione altissimo, un salario medio che si aggira
intorno ai 300 euro, quasi la metà dei rumeni vive sotto la soglia
di povertà, con meno di un dollaro al giorno.

Brasile: la povertà di Cristinapolis
è lampante. Case di fango nelle quali vivono famiglie con molti
figli, senz’acqua potabile, gas e luce. Alla raccolta di arance
lavorano fino alle tredici ore al giorno ricevendo 0,30 euro ogni 25
kg di raccolto.
Ma il Brasile è anche allegria,
danze, canti e voglia di vivere…la povertà che avvolge questo
immenso paese non impedisce alla popolazione di nutrire speranze per
il futuro.
Il 25 agosto 2006 viene fondato il
Gruppo Missioni Giovani, associazione Onlus, per dare un aiuto
concreto alle persone conosciute nell’estate scorsa dalle ragazze di
Buriasco.
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Elisa S.
Mig.info@yahoo.it
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Giro d'Italia |
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Il 23 maggio u.s. a Pinerolo è arrivato il Giro d’Italia. Grande
festa, grandi emozioni, grande baccano, e fin qui tutto bene!
Il guaio, per altro prevedibilissimo, è arrivato negli ultimi metri
della tappa a causa di una disgraziata abitudine pubblicitaria.
Infatti, a poca distanza dall’arrivo, sono stati posti a terra
alcuni striscioni pubblicitari, in plastica, larghi quanto la strada
e lunghi circa un metro.
Su simile materiale la pioggerellina che ha rinfrescato la tappa ha
formato, come anche i bambini sanno, uno straterello oltremodo
scivoloso.
Possibile che agli organizzatori una cosa simile possa essere
sfuggita, o si tratta invece di una colpevole leggerezza
completamente trascurata?
Eppure i materiali adatti ci sono!
Con che coraggio gli appaltatori di questa ineffabile idiozia,
potranno guardare in faccia la dozzina di ciclisti che sono finiti
malamente a terra, dopo una tappa che, pur non essendo delle più
difficili, è stata certamente faticosa?
Ma tant’è, il business non guarda in faccia nessuno, e se ci va di
mezzo una clavicola fracassata e chi ci rimette è un ragazzo che
pratica uno sport che ha già di per sé qualche rischio, peggio per
lui; il nome del prodotto va evidenziato, non importa come.
A me un comportamento del genere sembra assolutamente criminale!
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R.Pastore
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Un gioiello d’Arte a Caburrum
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Cavour: viene da pensare ad un turismo un po’ speciale, la rocca nel
parco naturale, i prodotti genuini, le mele.
La Caburrum romana è centro storico artistico e religioso. La chiesa
parrocchiale di San Lorenzo: il campanile svettante di metà
Ottocento progettato dall’architetto Amedeo Peyron, il prezioso
soffitto a cassettoni ed i dipinti di Defendente Ferrari. La fontana
romana: l’acqua che sgorga dalla “roca”, e l’Ala comunale del XVI
secolo, opera dei Benedettini regnante Carlo Emanuele I.
Gioiello d’arte, monumento di insigne valore è l’Abbazia di S.
Maria; sorge a sud-est a lato della stradale per Saluzzo-Cuneo.
Il luogo era abitato dalle popolazioni celto - liguri , poi
romanizzato ed eretto in “municipium”.
La costruzione è dei monaci benedettini nell’anno 1037 su un vetusto
tempio del secolo VIII.
Le vicende del monastero sono da porre in relazione alle lotte ed
intrighi dei signori piemontesi: i vescovi di Torino, gli Acaja, i
Savoia.
Rifacimento, distruzioni, guerre, decadenza. L’abbazia ne subì i
danni.
L’attuale costruzione è del secolo XVIII, notevoli i restauri
realizzati dall’Amministrazione Comunale che acquistò tutto il
complesso abbaziale nel 1961, restaurandolo in due anni.
Alla restaurata Abbazia salvata dalla rovina l’”Italia”, quotidiano
nazionale, dava ampio spazio nella pagina della cronaca regionale.
Era il 2 settembre 1964, alla prima tornata del giovane brillante
sindaco Silvio Fenoglio.
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pcg
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Stella al merito del lavoro
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Martedì 1 maggio al conservatorio
“Giuseppe Verdi” di Torino è stata consegnata al nostro socio
Piergiorgio Manavella, ex dirigente del San Paolo IMI, la
“Stella al merito del lavoro”.

Il Direttivo e la Redazione dell’ALCE
si congratulano per
il
prestigioso, ma non ultimo
riconoscimento.
Domenica 20 maggio infatti, con
grande sorpresa dell’interessato, gli amici del fans club “Star
Work” lo hanno festeggiato
con
tanto di striscioni,
direttamente a casa sua.
Un’attestazione in questo caso come
“Maestro di amicizia”, un premio forse meno diffuso,
ma senz’altro non meno importante.
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Campione d’Italia e Vice Campione
d’Europa
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Il
18 marzo a Loano
il nostro socio
Dante
Amerio
si è per
l’ennesima volta laureato come Campione d’Italia non come singolo
bensì difendendo i colori della società bocciofila “La
Perosina”.
Il
2/3 giugno a Zagabria (Croazia),
con gli stessi compagni di squadra, ha raggiunto l’ambito traguardo
di Vice-Campione d’Europa.
Il Direttivo e la
Redazione dell’ALCE esprimono pertanto
al nostro campione e a tutti i componenti
la squadra le loro
congratulazioni
per il prestigioso successo.
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I Martedì dell'ALCE
Novembre 2006 |
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7 Novembre 2006
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“Ghiottonerie e
curiosità della Valle d’Aosta”
a cura di Riccardo PASTORE
La Valle d’Aosta è una valle glaciale
e per averne la conferma basta osservarne
la sezione a U ed i
terrazzi alluvionali di Chatillon e,
pochi chilometri dopo Aosta., di Avise.
Imponenti sono le bellezze paesaggistiche a cominciare dal
Cervino per proseguire con il Monte Bianco e col
Monte Rosa . Molto interessante è poi
l’orrido di Pré Saint
Didier dove ci sono pure delle sorgenti di acqua calda.
Numerose le vestigia storiche (la valle era un punto di
passaggio): il cromlech
del Piccolo San Bernardo con un diametro di 150/180 metri, il ponte
con arcata unica a Pondel
sulla via di Cogne, la strada dei
romani a Donnaz, la Aosta romana, la cattedrale di Sant’Orso
di epoca medioevale che può vantare un coro in legno di noce secondo
solo a quello di Amboise (Valle della Loira), il forte di Bard, il
castello guerresco di Verrès e quello residenziale di Issogne.
Vivo a tutt’oggi il folclore: gioco
del fiolet, “Bataille
des Reines” (lotta tra le mucche con tanto di proclamazione della
regina della valle) ecc… e ricca la gastronomia.
Nei terrazzamenti costruiti sui
fianchi delle valli, con tanto di terreno trasportato a spalle, si
producono ben
28 tipi di
vino rosso e bianco, mentre i numerosi pascoli ci forniscono un
formaggio eccezionale: la fontina.
Da non dimenticare inoltre il lardo
di Arnad, la mocetta,
i
vari piatti gratinati
ed i dolci: tipiche della valle sono le “Tegole” a base di
uovo, zucchero e nocciole che i presenti hanno abbondantemente
apprezzato a fine serata unitamente ad un buon bicchiere di “Petit
Rouge”, ghiottonerie che il relatore si era procurato per
l’occasione.
21 Novembre 2006
“Amici a quattro zampe: cani e gatti”
della dott.ssa Patrizia MORETTA e di Denis COLOMBO
con la collaborazione di Livio BOCCHIARDO
(Eco Center – DOG
& CATS).
Gli amici a quattro zampe, che spesso
ci tengono compagnia durante la nostra giornata, hanno anche delle
necessità ed un bisogno di affetto, ma
spesso ci ripagano con gli interessi.
I cani, se non si sentono minacciati,
non mordono e sono invece degli amici che, come ognuno di noi,
necessitano
di
cure appropriate.
Quando abbiamo
intenzione di
donare un animale è bene
ricordare
che non è un
soprammobile o un giocattolo da sistema “usa e getta”.
E’ quindi importante pensare prima
a chi lo riceve: “è in grado di trattarlo in modo appropriato
oppure no?” Se la risposta è la seconda è meglio regalare un cane o
un gatto di peluche, eviteremo così di far soffrire un povero essere
vivente.
Dobbiamo
infatti ricordarci che un cane necessita di uno spazio minimo di
otto mq,, una cuccia coibentata se tenuto all’aperto e quando è
legato la catena deve essere di almeno cinque metri. Siamo poi
tenuti a curare l’alimentazione e la pulizia dello stesso
non dimenticando le vaccinazioni.
I gatti in particolare, portatori di
malattie virali, necessitano di un più attento controllo.
Ricordiamo infine che i nostri amici hanno necessità di
socializzare e quindi se vogliamo regalare un cane a qualche nostro
familiare perché non adottarne uno dal canile? Non sarà di razza, ma
tanto tenero e simpatico.
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Il Gabbiano Felice
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Una nostra socia
ci ha mandato una poesia che volentieri vi proponiamo.
O gabbiano che
guardi indifferente
il pigro via
vai della gente,
sulla sabbia
ti vedo zampettare
lieto, se una
briciola sai trovare.
Elegante nel
tuo vestito bianco e grigio
danzi
nell’aria del cielo bigio;
amico del
mare, godi la brezza
lo sciabordio
dell’acqua, ti accarezza.
Tu non sai…
Nessuno te lo dice,
ma tu, sulla
cresta dell’onda
Gabbiano… Sei
felice.
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Letizia Griotti
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3
Dicembre 2006
Conviviale di fine anno
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Centocinquanta persone hanno
festeggiato, domenica 3 dicembre
2006
a Pinerolo, la fine di un anno ricco di attività.
Dopo tanto lavoro una conviviale con
gli amici ha permesso ai numerosi partecipanti di riprendere fiato
degustando tra una chiacchiera e l’altra un delizioso menù.
Nell’occasione il nostro Direttivo ha
voluto consegnare alla “FEDERCACCIA sezione di Pinerolo”,
una targa come
ringraziamento
per
l’accoglienza
e la
disponibilità ricevuta
negli anni in cui abbiamo condiviso la stessa sede.
Una collaborazione che, anche dopo il
trasferimento della nostra sede
in via Agnelli 1 a Pinerolo, continua come prima.
Gradita poi la visita
del
Segretario e del Vice Presidente di
HARAMBEE, un’associazione senza scopo di lucro che si propone
di realizzare nel distretto di Laikipia in Kenia un sistema per la
formazione di artigiani specializzati in grado di condurre
autonomamente piccole imprese.
Sono iniziati così i colloqui per un
percorso di volontariato “Insieme” che speriamo possa portare ad
ottimi risultati.
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29 aprile 2007
Gita ad Arona, Locarno,
Centovalli e Val Vigezzo
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Un nutrito numero
di soci si è dato appuntamento il 29 aprile,
alle
ore 6,30, in
piazza Vittorio Veneto a Pinerolo.
Una sveglia
mattutina in un giorno di festa può essere un sacrificio, ma dopo
una giornata del genere si può solo dire: “ne valeva la pena”.
Giunti ad
Arona, dopo una breve visita alla città ed al
“Sancarlone”,
ci
siamo imbarcati
(4 ore
di navigazione)
per
Locarno.
Durante il
percorso, che ha toccato sia la sponda piemontese sia la sponda
lombarda del lago, abbiamo avuto l’opportunità di apprezzare la
bellezza del Verbano, con le sue isole e le sue sponde ricche di
ville con giardini in fiore.
Giunti a Locarno,
dopo una breve visita della città, siamo saliti a bordo del
trenino della ferrovia Vigezzina
che attraverso la
Centovalli, su arditi viadotti e pareti strapiombanti sul greto del
torrente Melazzo prima
e
la Val Vigezzo dopo, ci ha
condotti a Domodossola. Entusiasti i partecipanti che hanno
potuto ammirare in pochi chilometri paesaggi così belli e così
diversi;
dirupata la
Centovalli,
dolce
e ricca di
splendidi panorami la Val Vigezzo
detta anche: “La valle dei pittori”. Alla fine non bisogna
dimenticare un ringraziamento alla nostra guida, il sig. Tournoud,
che ha fornito numerose informazioni e con grande professionalità ci
ha permesso di superare il
tragitto senza il benché minimo intoppo.
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25 marzo 2007
Gita al
Principato di Seborga
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I soci che il 25
marzo, nonostante il cattivo tempo, si sono recati al Principato di
Seborga
hanno
avuto una gradita
sorpresa:
una guida d’eccezione, il
Ministro degli Esteri in persona ed una giornata quasi
assolata (fra Ceva e Millesimo cadeva la neve!).
L’architetto
Walter Ferrari
ha
dimostrato grande disponibilità accompagnandoci
nella visita e rispondendo con
cortesia e dovizia di particolari alle
domande
poste e, ciliegina sulla torta, a Seborga abbiamo scoperto
un ristorante da ricordare: “Il Principe” presso il quale
abbiamo potuto degustare eccellenti specialità.
Al pomeriggio una
salutare passeggiata sul lungomare di Sanremo ci ha fatto smaltire
alcune calorie di troppo e poi, con un po’ di rimpianto,
partenza
per
casa con un desiderio: “quando si
ritorna?”.
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Fedeltà al lavoro: Giovanni Depetris
Cavaliere della Repubblica
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Giovanni Depetris, titolare della
carrozzeria e verniciatura più antica del pinerolese è stato
insignito dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica
Italiana.
Depetris ha lavorato 60 anni:
impegno, innovazioni nel settore, e riconoscimenti, ultimo la
“fedeltà al lavoro” dal Sindaco di Torino On. Chiamparino.
Le congratulazioni degli amici
dell’ALCE.
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I Martedì dell'ALCE
Aprile e Maggio 2007 |
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3 Aprile 2007
“Lo Shiatsu”
a cura
dell’Istituto Europeo di Torino
o nuovamente nel campo della medicina alternativa
( discussa
ma non tanto ) presentato dall’Istituto Europeo di
Shiatsu di Torino, rappresentato rtatdall’ operatrice Silvia Di Stefano
coadiuvata da insegnanti dell’Istituto e da alcuni allievi.
Molta curLa serata del 3 aprile ci ha poiosità
tra gli astanti, soprattutto per le insospettate proprietà che si
sono aperte.
Una applicazione
su molti … volontari ha superato con divertito stupore le ovvie
perplessità iniziali, lasciando una profonda curiosità, ed è
presumibile che questa pratica abbia un più che soddisfacente
futuro.
17 Aprile 2007
“I personaggi fantastici
delle Alpi”
a cura di Riccardo
Pastore
Il 17 Aprile il
folklore alpino, vecchia passione del relatore, ha offerto ai soci
intervenuti alcuni aspetti poco noti.
Si è passati
dall’emozionante salvataggio di persone, e soprattutto animali, ad
opera del Servant d’Armance all’agiografico
intervento di San Teodulo contro un maligno diavoletto, per arrivare allo strampalato
Dahu, parto buffo ed un po’ trasgressivo della fantasia montanara.
Prima della
chiacchierata l’anticipazione della “trentpala”, altra stramba
figura del folklore valdostano che, compatibilmente con la
disponibilità di un vecchio e saggio fabbro, si cercherà di
realizzare quanto prima.
8 Maggio 2007
“Successioni e Donazioni”
a cura di
Bartolomeo Pautasso
L’8 maggio l’amico
Bartolomeo Pautasso ha messo il punto, provvisorio vista la facilità
con cui oggi le leggi variano, su due importanti questioni
giuridiche: successione e donazione. Le variazioni, anche se non
notevoli, ci sono state e la raccomandazione è stata (anche se
qualcuno in sala ha incrociato le dita) quella di non aspettare
l’ultimo momento per sistemare questioni che potrebbero in seguito
causare spiacevole evoluzione.
A fine esposizione
una lunga serie di domande e richieste di chiarimenti ha dato la
prova lampante che l’interesse sull’argomento è stato più che
notevole.
La solita
raccomandazione: gli argomenti interessanti sono molti, ma sarebbe
bene che quelli che stanno a cuore, specialmente se mai trattati,
venissero richiesti in modo che si possa provvedere alla opportuna
preparazione. Grazie per la collaborazione che i Soci vorranno dare
alla scelta.
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Federazione Italiana della Caccia: Notizie |
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La FIDC -
Federazione Italiana della Caccia Sezione di Pinerolo – (che come
noto opera da tempo in stretta collaborazione con la nostra
Associazione)
organizza
per il mese di luglio due gare di tiro al piattello alla cacciatora,
da svolgersi rispettivamente domenica 1 luglio e domenica 29 luglio,
presso il campo di tiro a volo di Pramartino.
Nel corso della
prima delle due manifestazioni (1 luglio) è stato messo in palio,
come negli anni passati, il Trofeo ALCE, da noi sponsorizzato.
Per soddisfare le
esigenze, oltre che dei
tiratori, anche dei buongustai, in entrambe le giornate è
organizzata una ricca grigliata mista, come da tradizione, e
pertanto è gradita la presenza (possibilmente su prenotazione) di
tutti coloro che, anche non sportivi, vogliono comunque partecipare
a tale momento di aggregazione.
Maggiori dettagli
saranno reperibili sui depliant che verranno prossimamente diffusi.
La Federazione
Italiana della Caccia – Sezione di Pinerolo
- ringrazia sentitamente l’Associazione ALCE per la
sponsorizzazione dell’importante Trofeo che, ormai da anni,
costituisce un punto di riferimento per i propri associati
appassionati del tiro al piattello.
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Piergiorgio MANAVELLA
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