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Risparmiare acqua e...soldi |
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Occhio
ai saldi |
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Alla ricerca dei punti perduti |
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Quanto puzzano certi tributi.. |
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- Quando buttare le
ricevute di pagamento |
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Cara
multa |
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Attenti all'airbag |
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"Cara" benzina |
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Ristrutturazioni e nuove costruzioni |
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Le
verande solari |
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Occhio
all'asterisco! |
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Vacche da mungere |
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Occhio
al peso |
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Addio
canone |
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Risparmiare
acqua e...soldi |
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Un problema che di
anno in anno si fa sempre più grave è quello della progressiva
scarsità di acqua, dovuta sia all’aumento dei consumi sia a
comportamenti che ne causano lo spreco.
Per ridurre il consumo di acqua potabile e di conseguenza, il costo
della relativa bolletta, è stato approntato un dispositivo che dà
come risultato un getto efficace e ricco utilizzando la metà
dell’acqua solitamente necessaria. Si tratta di piccoli apparecchi
che, aumentando la percentuale di ossigeno presente nell’acqua
corrente, ne riducono il flusso ma ne aumentano il volume, dando
persino una resa maggiore. Sui rubinetti normali che hanno una parte
finale svitabile è sufficiente, dopo aver tolto la capsula metallica
finale, infilare il riduttore e riavvitare la capsula al suo posto.
Per la doccia ed i rubinetti particolari si usa un riduttore
speciale che va avvitato al flessibile (il tubo che porta l’acqua al
“telefono” della doccia, o quelli che si trovano sotto i lavabi).
Con questa semplice operazione che richiede pochi minuti si riduce
del 50% il consumo d’acqua dei rubinetti; quanto agli apparecchi
domestici sui quali il riduttore non è installabile, cioè lavatrici
e lavastoviglie, il risparmio si può ottenere usandole solo a pieno
carico, diminuendo così la frequenza dei lavaggi. In ogni caso,
utilizzando meno acqua calda, si ha pure un risparmio di energia per
riscaldarla. |
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Almo
Griot |
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Alla
ricerca dei punti perduti |
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Da quando è stata
istituita la patente a punti è più facile che, mettendosi al
volante, prima o poi finiamo per commettere un’infrazione
comportante una decurtazione di punteggio. Perciò può essere utile
conoscere in anticipo quale sarà l’iter burocratico previsto dalla
legge, dal momento in cui si ha copia del verbale attestante la
violazione: in ogni caso è possibile ricorrere al prefetto o al
giudice di pace (del luogo in cui è avvenuta l’infrazione) entro 60
giorni. Se il ricorso al prefetto verrà respinto, sarà emessa
un’ingiunzione di pagare una sanzione non inferiore al doppio di
quella originariamente indicata; contro questo provvedimento è
ancora possibile fare opposizione ricorrendo all’autorità
giudiziaria competente.
Quando siano trascorsi i termini senza presentazione del ricorso, o
qualora esso venga respinto, verrà inviata all’automobilista la
comunicazione ufficiale della decurtazione dei punti-patente. Solo
da tale momento la perdita di punteggio diventerà effettiva e quindi
si potranno recuperare i punti frequentando gli appositi corsi
previsti. |
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FRAM |
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Quando buttare le
ricevute di pagamento. |
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Anche se siamo entrati nell' era dei computer e dell' informatica,
i nostri cassetti rimangono occupati da una serie di bollette,
ricevute e "ticket" di vario genere, per cui spesso ci si chiede
quanto tempo occorra conservarle dopo il pagamento.
Anzitutto, per quanto riguarda le utenze domestiche (luce, gas,
acqua, ecc.), conviene tener presente che parecchie fatture sono
emesse con riferimento ad acconti sulla fornitura, quindi le
ricevute vanno conservate almeno fino al pagamento delle fattura "di
conguaglio" a saldo del servizio ricevuto ad una certa data.
Per altri tipi di quietanze, è possibile decidere quando
sbarazzarcene tenendo presente alcune norme del codice civile, a
seconda del genere di debito cui si riferiscono le quietanze stesse.
a) fitti e canoni di locazione in genere: le ricevute si possono
buttare dopo cinque anni (art.2948);
b) rate di premio dell' assicurazione: dopo un anno da ogni singola
scadenza (art.2952);
c) conti degli alberghi o dei ristoranti: sei mesi (art.2954);
d) acquisti di merci (da parte di chi non è commerciante): dopo un
anno dal pagamento (art.2955);
e) multe per infrazioni al codice della strada:150 giorni dall'
oblazione (art.201 c.d.s.).
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Attenti all'airbag |
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Può accadere
di non passare alla revisione dell’auto a motivo dell’airbag
obsoleto, che cioè ha compiuto dieci anni. Il guaio ha una doppia
faccia: tecnica e burocratica.
Sostituire il cuscino che si gonfia in caso di botta violenta costa
abbastanza caro: da 400 euro ad oltre mille.
Una revisione attenta dell’auto può portare a curiose sorprese.
Occorrerà quindi guardare l’etichetta appiccicata dalla casa
costruttrice della vettura sulla portiera, ma non sempre la si
trova, ed allora occorrerà un’attenta lettura del libretto delle
istruzioni.
A meno che, per evitare spese e guai, si ritenga di far disattivare
il palloncino salvavita. |
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Ristrutturazioni e nuove costruzioni
Il via può arrivare in trenta giorni
con il nuovo testo unico
dell'edilizia |
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Il 30 giugno prossimo, dopo una serie di proroghe e rinvii,
dovrebbe finalmente entrare in vigore il D.P.R. n. 380 del 6.6.2001,
anche noto come “Testo Unico dell’edilizia” (T.U.E.). La nuova legge
si prefigge di riordinare una massa di norme sedimentate nel corso
degli anni, di snellire e velocizzare le procedure autorizzative.
I vari interventi edilizi vengono ridefiniti, dal più modesto
(“manutenzione ordinaria”) al più radicale (“nuova costruzione” e
“ristrutturazione urbanistica”).
La concessione edilizia, che cambia nome e diventa “permesso di
costruire”, rimane lo strumento principale per gli interventi più
consistenti (nuova costruzione, ristrutturazione urbanistica e
ristrutturazioni edilizie maggiori).
La novità più significativa, comunque, riguarda l’ampliamento delle
possibilità di utilizzo della “denuncia di inizio attività” (D.I.A.).
Tale strumento, introdotto in edilizia nel 1993 e fino ad oggi
utilizzabile per interventi minori (come, ad esempio, la
realizzazione di una recinzione), è caratterizzata dall’automaticità
della procedura: si presenta la denuncia (cioè la descrizione
effettuata da un tecnico abilitato, che ne dichiara la conformità
urbanistica) dei lavori che si intendono eseguire e, trascorsi
trenta giorni senza osservazioni da parte degli uffici comunali, si
può procedere con l’opera. Con la nuova legge, la D.I.A. si sviluppa
notevolmente, tanto da potere oramai competere, in alcuni casi, con
il “permesso di costruire”. Dispone infatti il T.U.E. che, in
alternativa al permesso di costruire, possono essere realizzati
mediante “denuncia di inizio attività” interventi di notevole
entità, come la ristrutturazione edilizia che porti ad un organismo
in tutto o in parte diverso dal precedente, anche con aumento delle
unità immobiliari, modifiche del volume, della sagoma, dei prospetti
o delle superfici; si potranno addirittura realizzare con D.I.A. gli
interventi di “nuova costruzione” o di “ristrutturazione
urbanistica” qualora siano già disciplinati da piani attuativi
generali (ad esempio: il piano regolatore) o particolari (come le
lottizzazioni convenzionate) che siano sufficientemente dettagliati.
Le leggi regionali potranno, però, ampliare o ridurre l’ambito di
applicazione della nuova D.I.A. In ogni caso, la logica dello
strumento prevede che sia l’utente a scegliere, nei casi in cui è
permesso, fra “denuncia” e “permesso di costruire”. La prima ha
l’indubbio vantaggio della celerità (dopo trenta giorni dalla
denuncia si può dare inizio ai lavori), ma comporta, in
contropartita, l’onere di dichiarare, sotto la propria
responsabilità, che l’intervento è conforme alla legge; cosa non
sempre agevole nel caso in cui, ad esempio, si tratti di interventi
complessi o che vengano in rilievo norme urbanistiche di difficile
interpretazione. Con il permesso di costruire, invece, saranno gli
uffici comunali a curare l’istruttoria ed a comunicarne l’esito
entro settantacinque giorni dalla presentazione. In ogni caso, fatte
salve alcune eccezioni (comuni con più di 100.000 abitanti o
progetti particolarmente complessi), la legge esplicitamente
prevede che, scaduto tale termine senza esito (sia esso positivo o
negativo) scatti il silenzio-rifiuto, suscettibile di impugnazione
presso il Tribunale Amministrativo Regionale.
Gli oneri amministrativi rimangono, invece, commisurati
all’intervento, essendo a tal fine indifferente la scelta tra D.I.A.
e permesso di costruire. |
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Samuele Bruno
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Occhio all’asterisco! |
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Vi ricordate le istruzioni allegate alla dichiarazione dei
redditi? Le precisazioni più importanti erano scritte spesso in
caratteri piccoli. Ebbene, un particolare altrettanto insidioso è
rappresentato da un asterisco [*] che compare sulle pagine che
presentano ai lettori offerte di acquisto di beni o servizi. Eccone
un esempio. Un’offerta di investimento promette un interesse annuo
superiore al 7% fisso per un “tot” di anni. La proposta risulta
allettante, ma l’asterisco rimanda ad una noticina piccolissima a
fondo pagina, dove si precisa che non si tratta, come può apparire a
prima vista, di un semplice prestito obbligazionario, ma di un
investimento in azioni. L’asterisco inoltre precisa (in piccolo
piccolo piccolo) che l’investimento è a rischio di cambio e che il
capitale alla scadenza verrà rimborsato in base all’andamento (che
può anche essere negativo) dei mercati azionari di riferimento, e
che il tasso pubblicizzato è al lordo degli oneri fiscali. Insomma
quel famigerato asterisco demolisce, per così dire, una buona parte
dell’entusiasmo che l’offerta poteva avere acceso. Occhio
all’asterisco dunque: è sempre meglio leggere tutto e chiedere
spiegazioni dettagliate prima di firmare un impegno, perchè
fraintendere... nuoce gravemente al portafoglio. |
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Almo Griot
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“Cara” benzina |
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Non si riesce quasi più a tenere il conto di quanti rincari
abbia subìto negli ultimi anni il prezzo del carburante alla pompa
in Italia. È innegabile che si tratti di un bene di prima necessità
per tutti, e perciò ad alto rischio di inflazione in caso di aumenti
di prezzo. Malgrado ciò, sebbene ogni ripetuto incremento di tale
prezzo provochi una spirale di aumenti in altri consumi non
voluttuari e quindi del costo della vita in generale, ad ogni
rincaro praticato dalle industrie petrolifere (prezzo industriale)
si accompagna inesorabilmente la penalizzazione degl’incolpevoli
consumatori-automobilisti.
Il fatto che in Italia la benzina risulti la più costosa d’Europa è
confermato dai dati diffusi dall’Antitrust (l’autorità garante) su
“Il Giornale” del 21/10/1999, secondo cui in otto mesi - da gennaio
ad agosto - sono stati spesi circa 900 miliardi in più della media
dei 15 Paesi dell’Unione Europea. Ciò che incide in modo
preponderante nella determinazione dell’importo è il carico fiscale,
che raggiunge circa il 73% del prezzo finale.
C’è una sorta di meccanismo perverso nascente dal fatto che il costo
“alla pompa” è la risultante del prezzo industriale, dell’imposta di
fabbricazione (detta “accisa”) e dell’I.V.A.; quest’ultima si
calcola sulla somma delle altre due voci. Di conseguenza, se una
delle due aumenta, aumenta pure l’importo dell’I.V.A. anche se la
sua percentuale (attualmente il 20%) rimane invariata, cosicchè in
entrambi i casi il Fisco ci guadagna. Così è dimostrato che l’antico
detto “mors tua, vita mea” è ancora valido, almeno per le casse
dello Stato. |
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FRAM
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Occhio al peso |
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Quando si acquista una merce, non sempre è facile scoprirne
il peso netto. Spesso confezioni che all’esterno appaiono abbastanza
voluminose racchiudono al loro interno un contenuto non altrettanto
abbondante. Se il prodotto è immerso in un liquido di copertura
(acqua, aceto, salamoia, ecc.) la legge (DPR 322/82) richiede che
venga indicato anche il peso netto sgocciolato del medesimo;
tra i liquidi di copertura non è però compreso l’olio, ritenuto, per
le preparazioni gastronomiche, parte integrante. Per prodotti
soggetti a notevoli perdite di volume, o per quelli “venduti al
pezzo”, deve comparire la scritta: “da vendersi a peso” o “da
vendersi a pezzo”.
Per i prodotti preincartati (avvolti interamente senza essere
a chiusura ermetica) il peso netto deve essere scritto
sull’involucro, ma il consumatore, prima di effettuare l’acquisto,
ha diritto di chiedere l’apertura della confezione e la pesatura del
prodotto in sua presenza; fermo restando, se il peso netto
corrisponde a quello dichiarato sulla confezione, l’obbligo di
acquisto della stessa.
Sui prodotti sfusi, la legge 441 del 5/5/81 stabilisce che la
bilancia deve essere collocata in modo che il compratore possa
vederla facilmente; indica le caratteristiche della carta da usare e
chiarisce che la merce deve essere venduta al netto della tara.
Quindi, quando compriamo per £. 2000, 3000 e oltre un etto di
prosciutto o altro, la carta è un qualcosa il cui costo è già
compreso nel prezzo anche se il suo peso non è compreso in quello
della merce acquistata. Comprare la carta al prezzo della
bresaola... nuoce gravemente al portafoglio. |
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Le verande solari
Per lo sfruttamento dell'energia
solare passiva |
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Sognare l’Africa in giardino tra un oleandro ed un baobab
non è solo più il sogno di un bambino... come nella famosa canzone
di Celentano -“Azzurro” - ma una realtà.
Oggi la tecnologia dei sistemi di ventilazione, alla luce della
normativa contenuta nel nuovo Piano Regolatore Generale del Comune
di Pinerolo, ci offre l’opportunità di costruire serre, verande
solari e giardini d’inverno (a condizione di avere un’esposizione
solare adeguata: est-sud-ovest); così, disadorni e dimenticati
balconi, terrazzi, cortili possono trasformarsi in ambienti
deliziosi e confortevoli e permettere di catturare e conservare il
calore della preziosa luce solare a beneficio di nuovi spazi,
raccolti e immersi nel verde.
In pratica, sarà finalmente possibile riscaldare certi ambienti
residenziali quasi esclusivamente con l’uso di energia “gratuita”,
fornita dal sole, specialmente nelle fredde e terse giornate
invernali. In questo periodo, benché l’azimut solare (cioè l’angolo
d’inclinazione) sia al minimo, esso è tuttavia sufficiente ad
irradiare il proprio calore attraverso superfici vetrate, andando a
riscaldare pareti pesanti, appositamente trattate con colori scuri
in modo da assorbire la massima quantità possibile di energia
termica, energia che verrà poi gradualmente rilasciata nelle
successive ore di ombra (effetto dell’irraggiamento del black body).
Anche balconi di condominio potranno essere trasformati in serre
(per un massimo di 10 mq. per unità immobiliare), a condizione che
venga richiesta la competente concessione edilizia e che vi sia il
consenso degli altri condomini.
Per le costruzioni oggetto di restauro o per le nuove costruzioni
sono concessi spazi in più rispetto agli indici di zona, spazi che
risultano esonerati da oneri di urbanizzazione, sempre che siano
esposti nel quadrante sud - sud-est - sud-ovest, e che siano dotati
di accorgimenti atti ad utilizzare l’energia solare passiva.
Bisogna ricordare, inoltre, che gli edifici oggetto di restauro
potranno usufruire di sconti erariali pari al 36% dei costi
sostenuti.
Ogni sistema passivo di riscaldamento ad energia solare è, dunque,
una struttura molto semplice, composta da due elementi fondamentali:
una parete finestrata rivolta a sud per la captazione dell’energia
solare ed una massa termica per l’assorbimento, l’accumulo e la
successiva distribuzione del calore di locali residenziali annessi
quali: camere da letto, soggiorni, cucine, ecc.
L’ Unione Europea, ben conscia che i sistemi energetici non
rinnovabili vanno verso un inesorabile esaurimento, sta da tempo
promuovendo attività di ricerca per lo sfruttamento di fonti
energetiche rinnovabili e, soprattutto, “pulite”. Le verande solari
rappresentano appunto uno dei sistemi di utilizzo di questi metodi
di recupero energetico, funzionali e non inquinanti.
Purtroppo, la loro diffusione ha stentato, fino ad oggi, a prendere
piede nel nostro paese; all’estero invece, e specialmente nei paesi
scandinavi dove il sole è considerato una “merce preziosa”, se ne fa
uso da anni. Le cronache nostrane degli ultimi tempi, tuttavia, dal
“caro petrolio” alle città “blindate” al traffico la domenica, ci
riportano bruscamente alla realtà, ricordandoci che con i costi
dell’“oro nero” c’è poco da scherzare, ma soprattutto che non si può
prendere sotto gamba la tutela dell’ecosistema. I tempi sono certo
maturi perché si volga l’attenzione verso queste nuove fonti di
energia, nella speranza che le nostre Autorità Pubbliche (che, a
tutti i livelli, hanno raramente brillato per la tempestività
nell’adeguarsi agli orientamenti comunitari), recepiscano con
l’opportuna sensibilità.
Vastissima è la gamma delle possibilità di utilizzo, in quanto le
diverse soluzioni si adattano alle necessità più disparate, di
edifici nuovi o già esistenti: vanno dalla veranda classica, con
pianta rettangolare e copertura a falda unica, a forme più
articolate, caratterizzate da geometrie complesse. Anche la
dotazione delle verande può assecondare i desideri di un vasto
pubblico: finestre e porte, elementi di ventilazione e
ombreggiatura, scherma-ture solari per ripararsi dai raggi cocenti o
anche pannelli fotovoltaici per la produzione di energia a basso
costo e, soprattutto, non inquinante.
Tutti i tetti, le finestre e le porte delle verande possono essere
progettati per avere il vetro-camera isolante e antisfondamento
(assecondando così anche esigenze di sicurezza). La soluzione
migliore è l’utilizzo di vetri a bassa emissività, che consentono
cioè una minore dispersione del calore senza compromettere l’apporto
di luce; questo tipo di vetro può avere un valore di trasmittenza
termica di circa 1.3 W/m2 K, ed è necessario per le verande, le
quali devono rispettare i valori di isolamento termico previsti
dalla legge.
Installando vetri speciali con uno spessore che parte da 32 mm si
può ottenere, inoltre, un ottimo isolamento acustico. Esistono pure
in commercio vetri-camera in speciali materiali plastici, più
leggeri e sicuri sotto il profilo antin-fortunistico.
In una veranda le temperature cambiano molto velocemente; per
ottenere una situazione climatica di benessere all’interno è molto
importante che venga effettuata una corretta ventilazione. In questo
modo si impedisce un effetto di surriscaldamento ed una umidità
eccessiva, determinata ad esempio dalle piante. Nel caso la veranda
sia posizionata a sud-ovest, sono indispensabili delle aperture sul
tetto per garantire una corretta ventilazione (l’apertura delle
porte non è sufficiente, data la condizione di “pieno” irraggiamento
solare); a tale scopo sono efficaci anche degli aspiratori da
installare sul tetto o sul punto più alto della parete perimetrale.
Un’aerazione efficace si ottiene emettendo aria fresca dalle zone
basse; per questo si possono installare aspiratori a livello del
pavimento, che agiscono anche a porte chiuse.
Vi sono varie soluzioni per proteggersi dal sole. Il modo più
efficace è l’ombreggiatura esterna, che impedisce alla luce solare
di penetrare attraverso il vetro. I sistemi di protezione interna
tramite l’utilizzo di tendaggi e schermature in genere assicurano un
sufficiente livello di ombreggiatura ed un controllo del microclima
interno. Una recente novità sono le veneziane inserite all’interno
dei vetri-camera ed azionate con sistemi elettromagnetici a
movimento e regolazione automatica; il vantaggio di queste è la
ridotta manutenzione, in quanto le parti meccaniche non sono esposte
agli agenti atmosferici.
Solitamente la struttura portante delle verande ha una sezione
architettonica in vista di 60-50 mm ed è posizionata all’interno dei
locali. Il vetraggio consigliato è quello realizzato con
vetrocamera da 26-32 mm.
La veranda può essere approntata su misura rispettando le esigenze
dell’immobile a cui deve essere applicata, non esistendo limiti di
misura e foggia dei moduli; infatti nella costruzione non è
necessario seguire schemi definiti e si possono sviluppare idee
anche molto articolate. E’ anche possibile progettare verande
autonome, che consentono di realizzare un edificio in
metallo/legno-vetro completamente indipendente (ovviamente con il
limite delle prescrizioni contenute nelle Norme Tecniche dei Piani
Regolatori Comunali). Una veranda o serra diventa spesso a tutti gli
effetti una parte dell’edificio, collegata direttamente alla casa a
cui apporta riscaldamento e benessere.
Con i sistemi a taglio termico FW 50+ e FW60+ (dove all’interno dei
profilati metallici vengono inseriti speciali materiali coibenti con
bassa trasmissione termica) si ottengono ottimi risultati di
isolamento e recupero di energia termica. |
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Mauro BRUNO
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Occhio ai saldi |
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Quando è tempo di “saldi” (cioè delle vendite di fine
stagione), c’è chi ritiene che tale opportunità implichi per
conseguenza una riduzione delle garanzie per il consumatore. Deve
invece essere ribadito che durante tutto l’anno la normativa sulla
compravendita è sempre la stessa, e quindi le garanzie previste
dalla legge valgono anche per le “occasioni”, siano esse i
cosiddetti “saldi”, o vendite promozionali (per merce in stock),
oppure vendite di liquidazione
(per
cessazione o rinnovo di attività). Quindi, anche in questi casi, chi
acquista un prodotto risultato poi difettoso ha diritto di farselo
sostituire (purchè ne denunzi i difetti entro 8 giorni dalla
scoperta) ed ha pure il diritto di “ripensare” l’acquisto e
sostituirlo con altro, quando ciò non sia stato espressamente e
preventivamente escluso dal negoziante (per es. con un apposito
cartello ben visibile alla clientela).
Un’altra spiacevole sorpresa che può capitare nel corso delle
vendite straordinarie è il rifiuto, da parte di alcuni commercianti,
di ricevere il pagamento con carta di credito, pur avendo esposto la
“vetrofania” che segnala l’accettazione nel negozio della carta
stessa. A questo proposito si dovrebbe riflettere come in tutti i
Paesi civili le carte di credito siano ormai un diffusissimo
strumento di pagamento, destinato a soppiantare nel tempo le altre
forme tradizionali; d’altra parte, è fuori dubbio che l’esposizione
del “bollino” segnalante l’accettazione nel negozio di una carta di
credito (Carta SI, Visa, American Express, ecc.) significa un invito
al cliente ad offrire il pagamento in quella forma. Quindi la
“sospensione” di tale agevolazione durante le vendite straordinarie
è da ritenersi del tutto ingiustificata, dal momento che le
convenzioni sottoscritte dagli esercenti con le Aziende emittenti
carte di credito non prevedono deroghe in tal senso. Ne è una
riprova il fatto che tali Aziende invitano i propri associati a
segnalare i nominativi degli esercenti che non rispettino le
convenzioni stipulate, per i provvedimenti del caso. |
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FRAM
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Vacche da mungere |
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Da parecchi anni, e con progressione costante, si assiste
ad un bombardamento vessatorio in materia fiscale nei confronti dei
possessori di autoveicoli, considerati evidentemente la classica
“vacca da mungere” con estrema facilità e comodità, essendo ormai
l’auto un bene di utilizzo irrinunciabile. Se si approfondisce poi
l’osservazione del fenomeno “spremitura” dell’automobilista, si
scoprono sempre ulteriori motivi per ritenerlo vittima di una
perversa spirale d’ingiustizia. Per esempio, uno dei principi
dell’imposizione fiscale è quello per cui la tassazione di un bene
economico dovrebbe essere direttamente proporzionale al valore del
bene stesso; ebbene, il bollo auto (che è una tassa sulla proprietà
dell’auto in base alla cilindrata) rimane invariato – quando non
viene addirittura aumentato col pretesto dell’inflazione – anche se
il veicolo è uno dei beni che si deprezza maggiormente di anno in
anno. Forse il Fisco “dimentica” che molti proprietari di grosse
auto le tengono semplicemente perché non riescono a rivenderle, e
non per il gusto masochistico di pagare sempre di più per qualcosa
che vale sempre meno.
Un altro esempio: il costo dell’assicurazione sulla responsabilità
civile dovrebbe gravare sull’automobilista in base alla sua maggiore
o minore prudenza come guidatore, valutata caso per caso. Invece, in
Italia le tariffe RC/Auto, a parità di cilindrata, variano a seconda
della targa di immatricolazione del veicolo, in base alla
“pericolosità” del traffico nella relativa provincia (nulla
impedisce , poi, ad un torinese di avere la residenza a Bagnolo,
cioè appena oltre il confine della provincia di Torino, e di
circolare con targa CN prevalentemente nel capoluogo, pagando così
un premio assicurativo inferiore rispetto ad un identico veicolo con
targa TO).
Un’altra discriminazione, che attribuisce fiscalmente la qualifica
di “presunto benestante” a chi ne è colpito, riguarda i guidatori
che per necessità utilizzano veicoli con cambio automatico: la
maggior parte delle auto che ne sono dotate, anche come semplice
“optional” cioè a richiesta del compratore, appartiene alle grosse
cilindrate – oltre 1500 cc – con prezzi di vendita da 40 milioni in
su, come se tutti i portatori di handicap appartenessero alle
categorie economicamente più agiate; ma se è vero che le auto più
costose sono anche più dotate di servocomandi, la necessità di
servirsene non può comportare l’obbligo di accollarsi un prezzo
proibitivo. Concludendo, almeno dal punto di vista degli
automobilisti, non sembra affatto di essere entrati nel Terzo
millennio … |
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Almo GRIOT
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Quanto puzzano
certi tributi... |
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Da alcuni anni i cittadini che pagano al proprio Comune la
tassa sui rifiuti solidi urbani, versano contemporaneamente -
e forse neppure lo sanno - un tributo a favore della Provincia per
far fronte ai costi relativi alla tutela dell’igiene ambientale. E’
come dire che si paga due volte, a due Enti diversi, per la pulizia
dell’ambiente che ci circonda. Come se non bastasse, questo tributo
provinciale è aumentato progressivamente fino ad arrivare in certi
casi ad incrementi del 300-400%. E ciò anche se certe Province
spesso non abbiano fatto nulla per “adattare” questo introito alle
effettive esigenze del territorio.
Ma c’è dell’altro: il rischio per i contribuenti di pagare sempre di
più senza ricevere nuovi servizi a proprio vantaggio. Infatti il
tributo provinciale era noto come addizionale Ta.r.s.u. (tassa per
lo smaltimento dei rifiuti), che era fissata in base alla superficie
degli immobili urbani; ma dal 1° gennaio 2000 è prevista per i
Comuni la possibilità di trasformare quella tassa in “tariffa” per
lo smaltimento dei rifiuti in generale, compresi quindi quelli
abbandonati sulle strade e aree pubbliche o soggette ad uso
pubblico. Se questa nuova tariffa (che non è più commisurata alla
superficie), una volta introdotta, verrà aumentata per coprire i
maggiori costi di gestione del servizio “esterno” di nettezza
urbana, crescerà in proporzione l’ecotributo provinciale senza che
vi siano nuovi servizi a carico delle Province. Doppio introito
quindi, inutile ed esoso per i cittadini, ma utilissimo alle
amministrazioni provinciali.
Di male in peggio … |
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M.F.
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Addio canone |
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Il contratto “Telecom” del telefono di casa da alcuni mesi
può essere disdetto e si può scegliere un operatore diverso. La
liberazione dell’ultimo miglio, finora di proprietà esclusiva
dell’ex monopolista Telecom, è ora una realtà. L’utente ora divenuto
il “cliente” può quindi scegliere altri operatori telefonici e
stipulare contratti particolari.
Ci sono però alcune restrizioni tecniche ed alcune condizioni
economiche da esaminare.
Tecnicamente non tutti i nuovi operatori che offrono servizi coprono
l’intero territorio nazionale. Essi, infatti, incominciano ad
offrire i loro servizi alle grandi città, dove sono presenti un gran
numero di clienti e quindi, il loro investimento iniziale può
ammortizzarsi in un tempo minore.
A prescindere da questa limitazione tecnica-geografica possiamo
analizzare insieme alcune offerte e dare una risposta alla domanda:
canone Telecom addio?
• Infostrada - Al momento questo gestore propone tre contratti
attivi, per ora, in un certo numero di grandi città, ma non
completamente operativi. Comunque li possiamo analizzare e
verificarne la convenienza. Tutti i tre contratti hanno in comune la
parola solo che ci permette di liberarci dal canone Telecom, ma ci
impone l’utilizzo di “Solo Infostrada”. Si esce da un costo fisso,
il canone Telecom, e si stipula un contratto a costo fisso
comprendente alcuni tipi di telefonate. Solo Infostrada base al
costo di 59000 lire il mese (30,47 E) permette di fare tutte le
telefonate verso la rete fissa. Saranno a pagamento le telefonate
verso i cellulari (594 lire / 0,31 E al minuto in fascia alta) e le
navigazioni in Internet (18 lire il minuto più scatto alla
risposta). Solo Infostrada net al costo di 83000 lire il mese (42,87
E) aggiunge al canone base 20 ore di navigazione in Internet
gratuite. La differenza di prezzo tra le due offerte consiste nel
costo di 20 collegamenti di un’ora a 18 lire / 0,01 E il minuto con
Internet e 20 scatti. Solo Infostrada tempozero al costo di 114000
lire il mese (58,88 E) comprende la rete fissa e Internet
illimitato. Sono sempre escluse le telefonate verso i cellulari.
• Wind - Questo secondo gestore, da poco entrato a far parte del
polo Wind Infostrada, offre condizioni simili a Infostrada.
Attenzione i prezzi pubblicizzati sono in lire al secondo: ad
esempio 9,4 lire al secondo verso i cellulari non Wind (tariffa Flat:
69000 lire / 35,64 E al mese) equivalgono a 564 lire / 0,29 E
al minuto! L’utilizzo di altri gestori, digitando un prefisso, non è
possibile con le tariffe a quota fissa.
• Aexis - Il contratto offerto si chiama “Quanto vi pare” ed è, per
ora, attivo in alcune città tra cui Roma, Napoli, Milano e Torino.
Con 30000 lire il mese (15,49 E) si possono fare tutte le telefonate
urbane e navigare in Internet per un tempo illimitato. A pagamento
le telefonate verso i cellulari (500 lire / 0,26 E al minuto in
fascia alta) e le interurbane (220 lire / 0,11 E al minuto in fascia
alta). Infine l’utilizzo di altri gestori, digitando un prefisso,
non è possibile.
Sono convenienti queste proposte? Prevedono comunque, come per il
canone, un costo fisso da pagare anche quando siamo assenti.
La quota fissa da pagare, per molti, è un costo non indifferente.
Specialmente per chi usa poco il telefono. Inoltre, con la presenza
dei numerosi telefoni cellulari, si fanno molte più telefonate verso
questi ultimi che verso la rete fissa.
Infine la condizione contrattuale esclusiva non ci permette, come
con il canone Telecom, di cambiare momentaneamente il gestore
digitando un prefisso e sfruttare l’offerta più conveniente secondo
il tipo di telefonata. |
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Giovanni Carosso
g.carosso@libero.it
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Cara
multa |
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Sanzioni più severe per le infrazioni al Codice della
Strada. Alcuni reati previsti dallo stesso sono stati depenalizzati,
ma sono diventate molto più severe le sanzioni accessorie. Il
decreto sulla depenalizzazione approvato dal Consiglio dei ministri
il 29 dicembre 1999, infatti, ha modificato anche alcune sanzioni
del Codice stradale.
Le infrazioni e le nuove sanzioni sono le seguenti:
• guida con patente scaduta
- pagamento della prevista sanzione da Lire 242.400 a 969.600 e
ritiro della patente;
- sanzione accessoria aggiunta: fermo del veicolo per due mesi e
confisca del medesimo in caso di ripetizione dell’infrazione.
• guida senza patente (non conseguita, revocata o non rinnovata per
mancanza di requisiti)
- nuova sanzione in sostituzione dell’arresto: da 4 a 16 milioni
di multa, fermo del veicolo per 3 mesi e sua confisca in caso di
ripetizione dell’infrazione.
• contraffazione o alterazione del numero del telaio
- nuova sanzione in sostituzione dell’arresto: multa da 4 a 16 milioni.
• ciclomotore con contrassegno alterato o contraffatto
- nuova sanzione in sostituzione dell’arresto: da 3 a 12 milioni, fermo
del veicolo per 3 mesi e confisca in caso di ripetizione
dell’infrazione.
• veicolo con targa non propria o contraffatta
- nuova sanzione in sostituzione dell’arresto: da 3 a 12 milioni, fermo
del veicolo per 3 mesi (salvo ritiro della targa) e confisca del
veicolo in caso di ripetizione dell’infrazione.
• trasporto merci pericolose non autorizzato o in contrasto con le
norme di sicurezza
- nuova sanzione in sostituzione dell’arresto: da 3 a 12 milioni di
multa, sospensione carta di circolazione e patente da 2 a 6 mesi e
confisca del veicolo in caso di ripetizione dell’infrazione.
• inversione di marcia, circolazione contromano, attraversamento dei
varchi in autostrade e strade extraurbane principali
- nuova sanzione: da 3 a 12 milioni di multa, sospensione patente da 6 a
24 mesi e fermo del veicolo per 3 mesi, confisca in caso di
ripetizione dell’infrazione.
• guida con carta di circolazione sospesa
- nuova sanzione in sostituzione dell’arresto: da 3 a 12 milioni di
multa, sospensione patente da 3 a 12 mesi e confisca del veicolo in
caso di ripetizione dell’infrazione.
• guida con patente sospesa
- nuova sanzione in sostituzione dell’arresto: da 3 a 12 milioni di
multa, revoca della patente e fermo del veicolo per 3 mesi; confisca
in caso di ripetizione dell’infrazione. |
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Giovanni Carosso
g.carosso@libero.it
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